Malagò, Maldini, Pirlo e la Nazionale: il tocco magico del presidente Figc
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Redazione Sport
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Non devono essere giorni facili per Giovanni Malagò, neopresidente della Federcalcio, un uomo che ha costruito la sua parabola dirigenziale su una serie di scelte audaci e vincenti, a cominciare da quella, all'epoca giudicata folle, di affidare a José Mourinho la guida dell'Inter, passando per la gestione olimpica che ha riportato l'Italia ai vertici dello sport mondiale.
Eppure, proprio ora che il suo progetto per il calcio azzurro sembra prendere forma con l'ingaggio di due colonne come Paolo Maldini e Leonardo, ecco che la patata bollente del commissario tecnico minaccia di scottargli le mani, con il nome di Andrea Pirlo che, come un fantasma del passato, torna a bussare alla porta di Coverciano.
Il fascino discreto del presidente e la scelta Maldini
Malagò, si sa, è il figo che fa scelte fighe, un manager capace di incantare le platee con quel suo modo di fare che mescola la determinazione del dirigente sportivo all'eleganza dell'uomo di mondo, quasi fosse un figlioccio dell'Avvocato Agnelli, con quella stessa capacità di individuare il talento e di metterlo nelle condizioni di esprimersi al massimo. È lui, del resto, il padre sportivo di una campionessa come Federica Pellegrini, e con lui al Coni Jacobs ha vinto l'oro sui 100 metri alle Olimpiadi di Tokyo, episodi che hanno alimentato un'aura quasi mistica intorno alla sua figura.
Il suo fascino, tuttavia, si basa anche sul mistero del tocco magico, su quella capacità innata di prendere le decisioni giuste al momento giusto, e per questo ha impiegato un mesetto per convincere Paolo Maldini ad assumere il ruolo di direttore tecnico della Nazionale, una trattativa condotta con la pazienza del ragioniere e la passione del tifoso.
La corsa a due e il ritorno di fiamma per Pirlo
La rivoluzione del calcio italiano è iniziata con le nomine di Paolo Maldini come direttore tecnico e di Leonardo come advisor, una coppia che sulla carta rappresenta il meglio della cultura calcistica mondiale, ma che ora si trova a dover gestire la successione di Roberto Mancini, con la suggestione Guardiola che si è rapidamente spenta davanti alla realtà dei conti e delle strategie federali.
In rialzo le quotazioni di Pirlo, perché la volata per il ct vede l'ex allenatore della Juventus rispondere sempre più all'identikit dell'uomo giusto, per idee e coraggio, come confermano le parole del ministro dello Sport, Abodi, secondo cui il prossimo commissario tecnico sarà italiano. Una corsa sempre meno affollata, con la chiamata a corte che sembra destinata a un solo nome, anche se l'ex capitano dell'Inter Bergomi ha rivelato di essere stato sondato da Malagò come soluzione B, C o D, prima che la scelta precipitasse su Maldini, come ha raccontato a Calciomercato L'Originale.
Pirlo, il rischio di un progetto che vacilla
E qui viene il nodo, la questione che rischia di trasformare il sogno in un incubo, perché Pirlo rischia di rovinare il progetto di una vita, quello che Malagò ha costruito con pazienza certosina e che vede nel tandem Maldini-Leonardo il suo capolavoro.
È possibile che Maldini non lo capisca, che non veda cioè come l'affidamento della panchina a un allenatore ancora acerbo, per quanto geniale, possa compromettere l'impalcatura tecnica e mediatica che si sta faticosamente erigendo? Le ore sono calde per il futuro della Nazionale, con la riunione di Giunta del Coni che ha aperto ufficialmente la strada alla definizione di una short list, ma l'impressione è che la partita si giochi tutta sulla capacità di Malagò di mantenere quella sua proverbiale lucidità, senza farsi abbagliare dal fascino del nome o dalla fretta di chiudere la partita.
Il Club Italia e l'incognita del nuovo corso
La nuova era azzurra si arricchisce di particolari ad ogni curva, da quella che apre al commissario tecnico per il prossimo quadriennio a quella che deve definire l'organigramma dell'inedito Club Italia, una struttura che dovrà traghettare il calcio nazionale verso un futuro di cui ancora non si conoscono i contorni. E in questo quadro, il nome di Pirlo, accostato a quello di un possibile ritorno di Buffon in squadra, alimenta suggestioni che vanno al di là della semplice scelta tecnica, toccando il cuore pulsante dell'identità azzurra.
Ma se da un lato il coraggio e le idee del campione bresciano possono rappresentare una ventata di novità, dall'altro il rischio concreto è che la sua inesperienza si trasformi in un boomerang per un presidente che ha fatto della capacità di vincere la sua ragione sociale, e che ora si trova a dover scegliere se affidarsi al tocco magico che lo ha reso grande o a una scommessa che potrebbe rivelarsi letale.




