Accordo sul pomodoro da industria nel Nord Italia, prezzo a 137 euro a tonnellata ma i produttori non sono soddisfatti
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Redazione Economia
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È stato sottoscritto venerdì 27 marzo l’accordo quadro per la campagna di trasformazione del pomodoro da industria nel Bacino Nord Italia, un’intesa arrivata al termine di una trattativa che le stesse parti hanno definito complessa e che, pur scongiurando il rischio di una partenza senza regole condivise, lascia sul terreno più di una perplessità tra gli agricoltori. Il prezzo medio di riferimento fissato dalla negoziazione si attesta a 137 euro a tonnellata, una cifra che include servizi e premialità legate ai tempi di raccolta e che segna un arretramento rispetto ai 142,5 euro della campagna precedente, con una flessione che sfiora il 5 per cento. Se per l’associazione industriali Anicav – che ha parlato di un risultato importante a tutela dell’equilibrio della filiera – ha prevalso il senso di responsabilità nonostante le tensioni emerse nel corso del confronto, dalla parte agricola arrivano invece valutazioni decisamente meno entusiastiche.
Il peso della revisione delle tabelle qualità e il malcontento di Confagricoltura
A rendere indigesta l’intesa, agli occhi dei coltivatori, non è soltanto il prezzo ritenuto inadeguato rispetto all’impennata dei costi di produzione – dagli input energetici ai mezzi tecnici – ma anche una modifica delle tabelle qualitative che, stando a quanto denunciato da Confagricoltura Piacenza, finisce per penalizzare la parte agricola. La revisione dei parametri di valutazione del prodotto conferito rappresentava già nei mesi scorsi uno dei nodi più ostici della trattativa, tanto che nei coordinamenti territoriali tenutisi a Parma a febbraio i rappresentanti delle principali province produttrici – Piacenza in testa, con i suoi oltre diecimila ettari coltivati – avevano espresso una netta chiusura a qualsiasi ipotesi di ritocco. La tabella qualità, avevano ribadito i produttori, era stata modificata solo lo scorso anno su precisa indicazione della componente agricola proprio per renderla più chiara e oggettiva, e non poteva trasformarsi in una variabile di aggiustamento in funzione delle quantità disponibili.
La programmazione produttiva, il nodo degli ettari e il rischio di eccesso di offerta
Lo sfondo su cui si è consumata la trattativa, del resto, era già segnato da una preoccupazione di fondo che gli agricoltori avevano messo nero su bianco già all’inizio dell’anno: il timore concreto che un incremento delle superfici coltivate, in assenza di un accordo definito, potesse generare un eccesso di offerta capace di far crollare i prezzi. I dati della scorsa campagna parlavano chiaro: nel distretto del Nord Italia erano state trasformate circa 3,12 milioni di tonnellate di pomodoro provenienti da oltre 45mila ettari, numeri che secondo Confagricoltura Emilia-Romagna si spingono già vicini al potenziale massimo di assorbimento del sistema industriale. L’auspicio della componente agricola, ribadito in più occasioni dai vertici di Confagricoltura Piacenza, era quello di una programmazione ferrea delle superfici che evitasse fughe in avanti dannose per tutti, ma l’esito finale della negoziazione lascia intendere che su questo fronte le rassicurazioni non sono state sufficienti a placare i malumori.
Le ragioni dell’industria e la difficile tenuta di un equilibrio di filiera
Sul fronte opposto, l’industria di trasformazione rappresentata da Anicav ha rivendicato la necessità di contenere i costi per non perdere competitività sui mercati internazionali, dove i concorrenti – ha fatto notare il presidente Marco Serafini – operano con regole meno stringenti e costi energetici inferiori. La coordinatrice del comitato territoriale del Bacino Nord, Bruna Saviotti, ha parlato di una trattativa in cui nonostante le difficoltà ha prevalso un approccio costruttivo, capace di mettere al centro la qualità delle produzioni. E l’Organizzazione Interprofessionale del Pomodoro da Industria Nord Italia, pur ricordando di non aver partecipato direttamente alla definizione dell’accordo, ha sottolineato come il risultato raggiunto dimostri l’importanza del dialogo per affrontare le sfide del settore.




