Castellamonte dice addio a Pomodoro, l’artista che scolpì il cielo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Era un uomo che aveva fatto della materia un dialogo con l’infinito, Arnaldo Pomodoro, scomparso domenica 22 giugno nella sua casa milanese a un passo dal secolo di vita. Quasi novantanove anni vissuti con la stessa energia con cui forgiava il bronzo, lasciando al mondo un’eredità fatta di forme che sfidano lo spazio, dalla Sfera davanti al Palazzo dell’Onu di New York fino all’Arco-in-cielo di Castellamonte, dove il legame con il Canavese si è tradotto in un’opera che domina piazza Martiri della Libertà.

Nato a Morciano di Romagna nel 1926, Pomodoro aveva eletto Milano a sua città d’adozione, ma il suo genio si è irradiato ben oltre i confini nazionali. A Pavia, dove la sorella Teresa aveva trasformato un cascinale di Zeme in rifugio creativo, ha donato la Triade, mentre Vigevano custodisce il Disco solare. Opere che, come spesso accade con i grandi artisti, hanno avuto destini contrastanti: a Varese, per esempio, la Sfera su Sfera esposta nel 1998 in piazza Repubblica in occasione della fondazione dell’Università dell’Insubria non trovò acquirenti, nonostante gli sforzi del rettore Renzo Dionigi e della gallerista Piera Corsini.

Ma è forse a Gibellina, nella Sicilia ferita dal terremoto del 1968, che il suo contributo ha assunto un significato più profondo. Qui, negli anni Ottanta, Pomodoro concepì installazioni che non erano semplici monumenti, ma «macchine sceniche» per una rinascita collettiva. «Non un cimitero di opere d’arte – spiegava – ma un luogo di riflessione e di vita». Una filosofia che ha guidato tutta la sua produzione, dai gioielli alle scenografie teatrali, passando per i disegni preparatori, spesso opere autonome.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.