Atletico Madrid-Barcellona, la sesta volta che vale una semifinale: dal 2-0 dell’andata alle polemiche archiviate dalla Uefa
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Redazione Sport
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C’è un dato che restituisce bene l’eccezionalità della sfida di stasera al Metropolitano, dove Atletico Madrid e Barcellona si giocano l’accesso alle semifinali di Champions League: è la sesta volta che si affrontano in questa stagione. Un’abitudine, quella tra colchoneros e blaugrana, nata dal calendario e diventata ormai un duello a sé stante, con i catalani avanti per tre vittorie a due nei cinque precedenti – l’ultimo dei quali, quello dell’andata dei quarti, ha consegnato ai padroni di casa un vantaggio pesantissimo: quel 2-0 firmato Julian Alvarez e Sorloth, maturato al Camp Nou in una serata che il Barcellona non ha ancora digerito del tutto. La particolarità, in effetti, sta proprio nel come si è arrivati a questo risultato: l’espulsione di Cubarsí a un minuto dal primo gol, un episodio che ha cambiato la partita e che ha alimentato le polemiche a valle del fischio finale, tanto da spingere il club azulgrana a presentare un reclamo formale alla Uefa.
Un reclamo dichiarato inammissibile e il peso del vantaggio
Il malumore del Barcellona non si è limitato all’espulsione, giudicata da molti eccessiva per un fallo da ultimo uomo, ma ha trovato un altro punto di discordia in un episodio meno appariscente ma potenzialmente decisivo: un fallo di mano in area di rigore di Marc Pubill, il difensore dell’Atletico, che secondo i blaugrana sarebbe dovuto essere sanzionato con un calcio di rigore. L’arbitro Istvan Kovacs, però, aveva lasciato correre, e il Var non era intervenuto; il club catalano, convinto che l’errore avesse avuto un impatto diretto sul risultato, ha così provato la carta del ricorso. La risposta, arrivata proprio alla vigilia del ritorno, è stata secca e definitiva: l’Organo di Controllo, Etica e Disciplina della Uefa ha dichiarato il reclamo “inammissibile”. Di fatto, una chiusura netta a qualsiasi tentativo di riapertura del caso, che lascia il campo libero al solo verdetto sportivo. E il dato statistico, in questo senso, parla chiaro: nella storia della Champions League, solo una squadra è riuscita a ribaltare una sconfitta casalinga di due gol in 38 tentativi – e si trattò del Manchester United contro il Paris Saint-Germain nel 2019. Il Barcellona, dal canto suo, è uscito sei volte su sei nelle competizioni Uefa dopo aver perso la gara d’andata in casa.
Le scelte obbligate di Flick e la difesa blindata del Cholo
Hansi Flick, l’allenatore tedesco che ha ridato smalto al gioco blaugrana, dovrà fare i conti con un’assenza pesantissima, quella dello stesso Cubarsí squalificato, e con la necessità di cercare il gol che riapra i conti sin dai primi minuti. Il suo 4-2-3-1 probabile, con Joan Garcia tra i pali, Koundé e Cancelo sulle fasce, Araujo e Gerard Martín al centro della difesa, è il tentativo di trovare un equilibrio che all’andata era saltato dopo l’espulsione. In mezzo, Fermin Lopez dovrebbe affiancare Pedri per garantire energia, mentre il tridente offensivo – Lamine Yamal a destra, Dani Olmo al centro e Rashford a sinistra – dovrà servire il miglior Lewandowski, che resta il terminale naturale dell’area di rigore. Dall’altra parte, Diego Simeone sa perfettamente cosa fare: difendere il risultato, senza farlo diventare un’ossessione. Il suo Atletico, solido nel 4-4-2 con Musso in porta (anche se Oblak scalpita per riprendersi il posto), ha in Molina e Ruggeri le spine laterali, in Llorente e Koke la sostanza in mezzo, e in Griezmann e Julian Alvarez la fantasia per non subire il gioco e colpire in ripartenza. La storia, in questo caso, sorride ai colchoneros, che sono rimasti imbattuti nelle ultime 10 partite casalinghe contro squadre spagnole nelle competizioni Uefa e che non perdono una gara interna a eliminazione diretta in Champions dal lontano marzo 1997.
Il fattore Metropolitano e la tensione arbitrale
La partita di stasera, arbitrata dal francese Clément Turpin coadiuvato da Nicolas Danos e Benjamin Pages, porta con sé anche strascichi non solo disciplinari ma logistici: alla vigilia, lo stesso Flick avrebbe espresso qualche perplessità al delegato Uefa Christian Kofoed riguardo alle condizioni del terreno di gioco del Metropolitano, con un accenno alla lunghezza dell’erba e alla sua potenziale secchezza. Un dettaglio che non è passato inosservato, visto che al Barcellona serve velocità e palleggio rapido per scardinare il muro che Simeone quasi certamente allestirà. Turpin, direttore di gara esperto e abituato a contesti ad alta tensione, avrà il compito di gestire una sfida dove ogni contatto, ogni fallo laterale e ogni possibile perdita di tempo finirà sotto la lente. L’Atletico, da par suo, sa che un solo gol subito complicherebbe enormemente i piani, mentre il Barcellona è obbligato a vincere con almeno due reti di scarto per portare la partita ai supplementari, o con tre per passare direttamente. Si riparte dallo 0-2, ma la sensazione è che la partita vera, quella nervosa e spezzettata, debba ancora iniziare.




