La strage della famiglia Voronov e il missile caduto in Polonia: Zelensky mostra la foto al Pentagono
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Redazione Esteri
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La notte ucraina è stata squarciata da una delle offese più violente degli ultimi mesi, con 74 missili e 284 droni scagliati dal cielo russo in un attacco che ha preso di mira diverse regioni del paese. La furia dell'esercito di Mosca, che ha rivendicato di aver colpito infrastrutture militari e industriali, si è abbattuta però con una crudeltà inaudita su un bersaglio ben diverso: una casa di famiglia a Radushne, villaggio vicino a Kryvyi Rih, la città natale di Volodymyr Zelensky.
Lì, un missile balistico, secondo i primi accertamenti probabilmente di fabbricazione nordcoreana, ha cancellato dalla faccia della terra l'abitazione dei Voronov, una famiglia numerosa composta da madre, padre, sette figli e un nipotino di un anno e mezzo; sul colpo hanno perso la vita i genitori Olena e Artem e tre dei loro bambini, Mark, Azarij Ilij ed Emilia, mentre le sorti degli altri quattro figli e del piccolo Artem risultavano ancora in bilico tra le macerie, in attesa dell'identificazione dei frammenti di corpi recuperati dai soccorritori.
Il grido di Zelensky: "Al Pentagono devono vedere questa foto"
Di fronte a quella che ha definito una "distruzione insensata", il presidente ucraino ha scelto di non mostrare l'orrore dei resti, ma la vita che era stata, pubblicando sui suoi canali social una fotografia della famiglia sorridente e felice. Un'immagine, ha spiegato, che deve servire come monito per chi ha il potere di decidere: i vertici del Pentagono, i leader europei e tutti gli alleati internazionali che possono ancora fornire gli strumenti per fermare queste stragi.
Il messaggio, aspro e diretto, è un appello a non considerare la richiesta di sistemi anti-missile Patriot come un'astrazione burocratica, bensì come l'unica barriera in grado di separare la vita dalla morte per famiglie come i Voronov; in un passaggio del suo intervento, il presidente ha sottolineato come l'Iskander russo sia un'arma spietata contro cui, senza i giusti intercettori, non esiste difesa, rendendo le case di mattoni altrettanto vulnerabili di un campo di battaglia.
La violazione dello spazio aereo polacco e la reazione della Nato
La pioggia di fuoco che ha investito l'Ucraina nella notte tra mercoledì e giovedì ha però avuto una conseguenza che ha fatto tremare l'intera alleanza atlantica, quando uno dei missili da crociera russi, un Kh-101 secondo le prime analisi, ha violato lo spazio aereo della Polonia, precipitando nei pressi del villaggio di Tarnów-Kolonia e lasciando un cratere profondo circa cinque metri.
La contraerea polacca ha immediatamente fatto decollare i caccia F-16, mentre il premier Donald Tusk, prontamente giunto sul luogo dell'impatto, ha cercato di rassicurare la popolazione precisando che, dalle indagini preliminari, l'ordigno non era diretto contro il territorio polacco e che si era trattato di una deviazione accidentale, sebbene l'episodio sia stato definito dal capo del governo come "molto grave".
La reazione della Nato non si è fatta attendere: il segretario generale Mark Rutte ha condannato l'ennesimo atto "sconsiderato" della Russia, mentre il comandante delle forze alleate in Europa ha assicurato che l'alleanza attuerà "tutte le misure necessarie per difendere il proprio territorio", in un crescendo di tensione che rischia di allargare il conflitto ben oltre i confini ucraini.
Un attacco massiccio e la carenza di difese aeree
Nel frattempo, il bilancio complessivo delle vittime dell'offensiva notturna ha raggiunto quota otto morti e decine di feriti sparsi in quattordici località differenti, tra cui Kiev, Leopoli e Poltava, dove le esplosioni hanno sventrato palazzi e mercati, gettando nel panico migliaia di cittadini che hanno cercato rifugio nelle stazioni della metropolitana.
Zelensky, nel suo intervento serale, ha denunciato una "grave carenza" di missili antiaerei da parte dei partner internazionali, lamentando che i ritardi nelle forniture siano la causa principale di questa ondata di distruzione; sebbene l'Unione europea abbia annunciato un nuovo stanziamento di 3,47 miliardi di euro nell'ambito del prestito da 90 miliardi per Kiev, e nonostante l'incontro di Zelensky con il presidente Trump a Washington abbia riaperto il dibattito sulle forniture militari, la situazione sul campo rimane critica e il confine tra un attacco a un "obiettivo militare" e
L'uccisione di una famiglia intera appare sempre più labile.
Il dubbio sulla provenienza del missile e il futuro incerto
Un ulteriore elemento di inquietudine è stato introdotto dallo stesso presidente ucraino, il quale ha dichiarato che, secondo i dati preliminari, il missile balistico utilizzato per radere al suolo la casa dei Voronov potrebbe essere di origine nordcoreana, segno di una crescente cooperazione militare tra Mosca e Pyongyang che introduce sul campo di battaglia europeo armamenti provenienti dall'Estremo Oriente.
Le autorità ucraine hanno già annunciato che seguiranno ulteriori accertamenti forensi per confermare la natura del vettore, ma la semplice ipotesi ha sollevato nuove preoccupazioni sulla capacità di deterrenza dell'Occidente e sulla crescente impunità con cui la Russia sembra agire.
Mentre a Leopoli i soccorritori continuano a scavare tra le macerie con le mani nude, e mentre a Washington si attendono le prossime mosse di un'amministrazione che sembra voler spingere per un negoziato, l'unica certezza resta il dolore di una nazione che ogni notte paga il prezzo più alto per una guerra che non sembra avere fine.
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