Leader Hamas lega riconoscimento Palestina agli attacchi del 7 ottobre, mentre Germania e Regno Unito valutano passi diplomatici

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Ghazi Hamad, esponente di Hamas, ha affermato ad Al Jazeera che il recente aumento di Paesi disposti a riconoscere lo Stato palestinese è una diretta conseguenza degli attacchi del 7 ottobre 2023, definiti da lui "frutti" che hanno costretto il mondo a confrontarsi con la questione. "Prima di quella data", ha chiesto retoricamente, "quanti Stati osavano prendere una simile posizione?". Le sue parole, riportate dal Times of Israel, arrivano mentre diverse nazioni occidentali – tra cui potrebbero presto aggiungersi Regno Unito e Germania – stanno riconsiderando il loro approccio.

A Berlino, la discussione sul riconoscimento divide i partiti di governo. Se Friedrich Merz (CDU) insiste che un eventuale passo debba seguire negoziati conclusivi, il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha ammesso che "una soluzione a due Stati è l’unica opzione praticabile", pur precisando che il riconoscimento avverrà "alla fine del processo". Tuttavia, ha aggiunto, "è indispensabile avviare subito tale percorso". Una posizione che riflette le pressioni internazionali crescenti, anche se non univoche, su Israele.

Intanto, il governo britannico di Keir Starmer sembra orientato a riconoscere la Palestina, seppure con condizioni non ancora chiarite. La mossa, interpretata da alcuni come un tentativo di assumere un ruolo guida nella crisi, solleva interrogativi sulla sua efficacia concreta, considerata l’opposizione di Israele e l’assenza di garanzie da parte di Hamas. Con oltre 60.000 vittime stimate a Gaza – cifre contestate ma indicative della portata del disastro – la questione palestinese rimane un nodo irrisolto, complicato da accordi internazionali spesso disattesi e da rivendicazioni territoriali incrociate.

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