Migranti e il caso Albania, la Corte d’Appello deciderà sui trattenimenti
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Redazione Interno
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Un emendamento della relatrice Sara Kelany di Fratelli d’Italia al decreto flussi, in cui è confluito quello sui Paesi sicuri, cambia le carte in tavola sulle procedure per i migranti con il preciso scopo di togliere alle sezioni immigrazione dei tribunali la decisione in merito. La Corte d’Appello, ma in composizione monocratica, sarà competente a decidere sui trattenimenti e sulle loro proroghe di chi chiede la protezione internazionale.
Le sezioni specializzate in immigrazione, diventate improvvisamente il primo nemico del governo Meloni, nascono nel 2017 dal decreto Minniti-Orlando. Una norma che non aveva certo l’obiettivo di aumentare le tutele dei cittadini stranieri: al contrario si proponeva di estendere la rete dei centri di detenzione amministrativa, aumentare le espulsioni e accelerare i tempi delle procedure d’asilo. L’impennata di sbarchi nei due anni precedenti aveva intasato i tribunali con le domande di protezione internazionale.
Il governo non intende mettere in stand-by il patto fra Italia e Albania sulla detenzione extraterritoriale dei migranti. Né fermerà i viaggi delle navi della Marina in attesa che la Corte di giustizia europea si esprima una volta per tutte e risponda ai dubbi dei tribunali italiani. Al Viminale calzano l’elmetto e si preparano a fronteggiare nelle aule di giustizia il muro dei giudici contro le norme del governo.
Mentre in Italia i giudici bloccano i rimpatri rapidi dei migranti inviati in Albania, in Europa si studia la nuova procedura che dovrà accelerare l’attuale, per riportare nei Paesi d’origine i clandestini che non hanno diritto all’asilo politico, oltre ad altri provvedimenti per fronteggiare l’emergenza immigrazione.




