Migranti, il caso Albania, la Corte d'Appello deciderà sui trattenimenti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un emendamento della relatrice Sara Kelany di Fratelli d’Italia al decreto flussi, in cui è confluito quello sui Paesi sicuri, cambia le carte in tavola sulle procedure per i migranti con il preciso scopo di togliere alle sezioni immigrazione dei tribunali la decisione in merito. La Corte d’Appello, ma in composizione monocratica, sarà competente a decidere sui trattenimenti e sulle loro proroghe di chi chiede la protezione internazionale. Il governo non intende mettere in stand-by il patto fra Italia e Albania sulla detenzione extraterritoriale dei migranti, né fermerà i viaggi delle navi della Marina in attesa che la Corte di giustizia europea si esprima una volta per tutte e risponda ai dubbi dei tribunali italiani.

Al Viminale calzano l'elmetto e si preparano a fronteggiare nelle aule di giustizia il muro dei giudici contro le norme del governo. Mentre in Italia i giudici bloccano i rimpatri rapidi dei migranti inviati in Albania, in Europa si studia la nuova procedura che dovrà accelerare l’attuale, per riportare nei Paesi d’origine i clandestini che non hanno diritto all’asilo politico, oltre ad altri provvedimenti per fronteggiare l’emergenza immigrazione. Il problema dei rimpatri è centrale per tutti e 27 i Paesi dell’Ue, come si vede dall’Olanda che chiude clamorosamente le frontiere e la Commissione ha promesso che nel 2025 avrebbe provveduto sveltire l’iter.

Il Viminale, determinato a non cedere, continua a sostenere il piano in Albania, nonostante le crescenti tensioni con la magistratura italiana. La questione dei trattenimenti e delle loro proroghe, ora nelle mani della Corte d’Appello, rappresenta un nodo cruciale nella gestione dei flussi migratori e nella definizione delle competenze tra governo e giustizia.

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