Bar tra caldo e rincari, la pasticceria Gambalunga racconta l'estate del caffè caro
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Redazione Economia
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“È stata un’estate diversa da tutte le altre”, così Fabrizio Benassi, titolare della storica pasticceria Gambalunga nel cuore del centro cittadino, riassume i mesi appena trascorsi tra le mura del suo locale, un’attività che da generazioni rappresenta un punto di riferimento per la qualità e la passione nel settore della pasticceria.
Il caldo anomalo, con picchi che hanno messo a dura prova la resistenza di chiunque, e i rincari che hanno colpito l’intera filiera alimentare hanno trasformato la stagione estiva in un banco di prova per molti esercenti, costretti a fare i conti con un’impennata dei costi che non accenna a rallentare. Eppure, nonostante le difficoltà e le variabili economiche che si sono abbattute sul comparto, il rituale quotidiano del caffè al bancone sembra resistere, quasi come un'abitudine inscalfibile che gli italiani non sono disposti a sacrificare.
Il caldo che ferma ma non il caffè
Fabrizio Benassi osserva come il caldo record abbia giocato un ruolo significativo nel determinare le abitudini dei clienti, spingendo molti a optare per consumi più veloci o a preferire le bevande fresche, ma senza mai abbandonare del tutto la tradizionale tazzina di espresso. “Il caldo anomalo ha avuto un ruolo significativo – sottolinea il pasticcere – ma il caffè resta un must, un momento irrinunciabile che scandisce la giornata”.
Una dichiarazione che trova riscontro nei dati nazionali, nonostante i numeri parlino chiaro e raccontino una realtà fatta di aumenti consistenti e di un mercato sempre più nervoso, dove le quotazioni internazionali della materia prima oscillano in modo brusco e imprevedibile. L’estate del 2025, caratterizzata da temperature eccezionali che hanno superato più volte la soglia dei 40 gradi, ha costretto i baristi a reinventare le loro strategie, puntando su servizi rapidi e sulla qualità per giustificare il rincaro del prodotto finito.
Il prezzo della tazzina tra Milano e il resto d'Italia
Prendere un caffè a Milano, uno dei gesti più quotidiani e diffusi nella metropoli lombarda, costa oggi mediamente 1,27 euro, una cifra che sale rispetto al 1,03 euro di cinque anni fa, con un incremento di 24 centesimi che corrisponde a un +23,3%. La sorpresa, però, arriva quando si confrontano i prezzi del capoluogo con quelli del resto del paese, perché nonostante il costo della vita elevato Milano non risulta tra le città più care per bere un espresso, posizionandosi su una media che riflette un equilibrio tutto sommato contenuto rispetto ad altre realtà europee.
A livello nazionale, il prezzo medio dell'espresso nelle grandi città è passato da 1,04 euro nel 2021 a 1,25 euro nell'agosto del 2025, un balzo del 20,6% che ha messo in luce le tensioni profonde che attraversano l’intera filiera del caffè.
La materia prima e le oscillazioni del mercato internazionale
Dietro quei venti centesimi di aumento, che sulla tazzina sembrano una cifra modesta ma che moltiplicati per i volumi di consumo diventano rilevanti, non ci sono solo i maggiori costi energetici, l’aumento degli affitti e la voce lavoro, ma soprattutto una materia prima che ha subito rincari vertiginosi sui mercati internazionali.
Secondo i dati elaborati dalla Fao, tra il 2023 e il 2024 i prezzi internazionali del caffè sono aumentati in media di quasi il 40 per cento, e da allora le quotazioni continuano a oscillare in modo brusco, segnale di un mercato estremamente nervoso e soggetto a pressioni speculative e climatiche che difficilmente trovano un argine.
Le dichiarazioni di Cristina Scocchia, amministratore delegato di illy, offrono un ulteriore spunto di riflessione: “Rispetto al 2021 il prezzo medio della tazzina al bar è aumentato del 24%, mentre nello stesso periodo il costo del caffè Arabica è cresciuto dell’80%, passando da circa 170 centesimi di dollaro per libbra nel 2021 a circa 305 centesimi nei primi mesi del 2026. Questo dimostra quanto le tensioni che hanno interessato la filiera del caffè negli ultimi anni siano state profonde e prolungate”.
Un settore sotto pressione e le prospettive immediate
Il divario tra l’aumento del prezzo al consumatore e quello della materia prima evidenzia come molti esercenti abbiano assorbito parte dei rincari senza riversarli completamente sul cliente finale, una scelta obbligata per non perdere la clientela ma che pesa sui margini di guadagno di un comparto già fragile.
La pasticceria Gambalunga, come tante altre attività storiche, ha scelto di puntare sulla qualità e sul servizio per mantenere fede alla propria clientela, cercando di ammortizzare l’impatto delle bollette e dei costi di approvvigionamento senza rinunciare alla tradizione che la contraddistingue.
L’estate appena trascorsa ha rappresentato un banco di prova difficile, ma i numeri e le testimonianze raccolte lasciano intendere che il caffè, nel bene e nel male, resta un appuntamento fisso nelle giornate degli italiani, un piccolo lusso quotidiano che nemmeno le ondate di caldo e i rincari sembrano poter scalfire.
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