Muore schiacciato da una pressa da cinque tonnellate, aperta un’inchiesta sulla dinamica dell’incidente
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Redazione Interno
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Non gli hanno lasciato scampo, quelle cinquemila chili di metallo, e l’urto, secco e inesorabile, ne ha spezzato la vita in una manciata di secondi. Paolo Gaggero, 61 anni, tecnico specializzato con oltre vent’anni di esperienza alle spalle nella ditta di serramenti Sva di Bolzaneto, è la prima vittima sul lavoro del 2026 a Genova, il quarto infortunio mortale dall’inizio dell’anno in Liguria. L’incidente è avvenuto ieri mattina, intorno alle 10.30, all’interno del capannone di via Sardorella, mentre era intento, insieme ad altri colleghi, a movimentare un macchinario pesante destinato alla vendita. La pressa, un attrezzo industriale di notevoli dimensioni, era stata sollevata con dei martinetti e posizionata su speciali carrelli rinforzati, i cosiddetti “carri armati”, per essere trasferita all’acquirente, la FR di Mignanego. Un’operazione, a detta del titolare Francesco Biaggini, che non rappresentava una novità per Gaggero, il quale aveva eseguito mansioni simili in passato. Ma qualcosa, nella sequenza di quelle manovre, si è rotto.
La dinamica, al centro di un fascicolo aperto dalla Procura, è al vaglio dei carabinieri e del personale dello Spresal dell’Asl3, chiamati a verificare ogni singolo passaggio di quella mattinata. Dai primi sommari accertamenti, pare che uno dei supporti sui quali poggiava la pressa – del peso complessivo di cinque tonnellate – sia stato rimosso, forse per agevolare lo spostamento, provocando uno sbilanciamento improvviso e fatale della macchina. Il collega che si trovava accanto a lui, come ha raccontato lo stesso Biaggini, avrebbe tentato un disperato intervento per fermare la caduta, ma la mole del macchinario ha travolto Gaggero senza lasciargli scampo. Inutili i soccorsi del 118, giunti sul luogo con un’ambulanza della Croce Oro di Manesseno e l’automedica Golf2: per l’operaio, dipendente della ditta dal lontano 2002 e residente a Quarto, non c’era ormai più nulla da fare.
La Procura acquisisce documenti e testimonianze
La pm di turno Gabriella Dotto si è recata personalmente sul posto, disponendo il sequestro dell’area e dell’intero macchinario per consentire i rilievi tecnici del caso. Gli inquirenti, in queste ore, stanno ascoltando i colleghi che hanno assistito alla scena e stanno acquisendo tutta la documentazione relativa alla sicurezza sui luoghi di lavoro, comprese le posizioni assicurative e le eventuali procedure aziendali adottate per lo spostamento di carichi pesanti. Un aspetto su cui gli investigatori intendono fare piena luce riguarda proprio la catena di responsabilità nella movimentazione: la pressa, infatti, era stata ceduta a un’altra azienda, e per le operazioni di carico erano presenti anche i tecnici della ditta acquirente, i quali avevano portato le attrezzature necessarie al trasporto. Le indagini dovranno stabilire se vi siano state negligenze nella gestione di quella fase, se le procedure di sicurezza fossero state rispettate e se i dispositivi utilizzati fossero adeguati al peso del macchinario.
L’ipotesi che la Procura intende verificare è quella di omicidio colposo, al momento contro ignoti, con l’obiettivo di accertare eventuali responsabilità penali a carico di chi avrebbe dovuto garantire l’incolumità dei lavoratori durante quelle delicate operazioni. Non si esclude, nei prossimi giorni, l’iscrizione di qualche indagato nel registro, una volta che i consulenti tecnici avranno depositato le prime relazioni sui rilievi effettuati all’interno del capannone di via Sardorella.
Lo sconcerto dei colleghi e il vuoto lasciato da un “grande tecnico”
Nella ditta Sva, un’azienda a conduzione familiare attiva nel settore dei profilati in alluminio, la notizia ha gettato nello sconforto chi condivideva con Gaggero non solo il lavoro quotidiano, ma anche un’amicizia lunga decenni. Umberto Cimino, collega e amico fraterno, lo ricorda con le parole di chi ha perso un pezzo della propria vita: “Ci conoscevamo da trent’anni, abbiamo trascorso una vita insieme, eravamo un po’ cane e gatto ma grandi amici”. Un legame stretto, fatto di giornate in fabbrica e di confidenze personali, che rende ancora più amara una perdita improvvisa e violenta. Lo stesso titolare Francesco Biaggini, visibilmente scosso, ne ha tracciato un ritratto umano e professionale lontano dalla freddezza di una cronaca: Paolo non era soltanto un operaio, ma un punto di riferimento, un tecnico capace di prendere le misure, impostare il lavoro e gestire gli ordini con una competenza che si era costruito negli anni, prima ancora di entrare alla Sva, quando gestiva con il padre un’altra attività sempre nel settore dei serramenti.
Un aneddoto, riferito dallo stesso Biaggini all’agenzia AdnKronos, ne restituisce la natura mite e solare: anni fa, una cliente per cui aveva eseguito un intervento insieme a un collega telefonò in azienda non solo per esprimere soddisfazione per il lavoro svolto, ma anche per ringraziarlo perché, durante la permanenza in casa sua, aveva fatto divertire i suoi bambini. Un tratto, quello della curiosità e dell’allegria, che traspariva anche dalla sua militanza come volontario della Croce Rossa di Sori, dove prestava servizio da tempo e dove, dopo la notizia della morte, l’associazione ha listato a lutto la propria immagine sui social. Una vita, la sua, spesa tra l’impegno professionale e quello solidale, e segnata da un affetto familiare profondo: lascia la moglie e un figlio, Daniele, che vive e lavora a Buffalo, negli Stati Uniti, dove ha conseguito un dottorato di ricerca.




