Il papa di Crozza benedice la “pace fiscale” mentre il ministro della Difesa studia il boicottaggio dei Mondiali
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Nella serata di ieri, Maurizio Crozza ha riaperto i battenti del suo “Fratelli di Crozza” sul Nove con una carrellata di personaggi che, come spesso accade, trasformano l’attualità in un meccanismo comico dal ritmo serrato. Tra i momenti più riusciti della puntata – andata in onda in prima serata e già disponibile in streaming su Discovery+ – spiccano due imitazioni che, partendo da registri opposti, restituiscono un’immagine grottesca eppure nitida del presente: quella di Papa Leone XIV, intento a predicare la pace dalle coste del principato di Monaco, e quella del ministro della Difesa Guido Crosetto, alle prese con le complesse (e paradossali) relazioni italo-americani.
Pace in Ucraina e guerra all’Agenzia delle Entrate, il paradosso del pontefice monegasco
Lo sketch si apre con un tormentone che non tarda a rivelarsi geniale: il pontefice, impacciato e vagamente distratto, tenta di lanciare un appello contro i conflitti bellici, inciampando ripetutamente sulla retorica vuota delle dichiarazioni istituzionali. “Pace, sì… grazie… pace… guerra brutta… pace”, balbetta la maschera di Crozza, quasi a voler sottolineare l’abitudine all’ascolto passivo che orami accompagna certi rituali diplomatici. Poi arriva la svolta, quella che ribalta il senso del monologo: il papa annuncia i prossimi viaggi apostolici. Ci si aspetterebbe Kiev, Gaza, magari Beirut, e invece la meta prescelta è Montecarlo. «Devo preparare il trolley, parto per le zone di guerra… Montecarlo», dice, e la battuta cambia immediatamente il registro della satira.
Lì, spiega il papa-cartone animato di Crozza, arriva tanta gente che scappa. Ma non dalla carestia o dai bombardamenti, bensì dall’agenzia delle entrate. «Lì c’è tanta pace», assicura il personaggio, «quella fiscale». Il meccanismo comico sfrutta l’ambiguità del termine “pace”, contrapponendo l’accezione geopolitica – quella vera, cruenta, che affligge i profughi – alla “guerra col fisco” che affligge i facoltosi possessori di yacht attraccati nel Principato. E mentre descrive Montecarlo come un luogo dove «nessuno soffre la fame, tutti hanno un’aragosta, tutti sorridono», la maschera di Leone XIV allarga l’elenco dei paradisi bianchi ad altre mete come le Isole Cayman, il Lussemburgo e la vicina San Marino. L’effetto è quello di una denuncia sociale leggera ma pungente, che riesce a far ridere senza mai cadere nel pamphlet moralistico, limitandosi a mostrare l’ovvia contraddizione tra chi predica la solidarietà e chi fugge dalle tasse.
Crosetto, la dottrina del “non rompere” e la vendetta sui campi da calcio
Se il papa rappresenta una satira di costume a sfondo economico, l’imitazione del ministro della Difesa Guido Crosetto sposta l’attenzione sul piano della politica estera, un terreno minato che Crozza ha scelto di attraversare con l’arma dell’assurdo. Il ministro della Difesa di cartone – massiccio, solenne, dalla voce profonda – si trova a dover commentare lo scenario internazionale, con un occhio di riguardo al rapporto tra Roma e Washington in questa fase in cui la Casa Bianca è tornata saldamente nelle mani di Donald Trump.
La riflessione, nella sua versione satirica, non si concentra sulle alleanze strategiche o sui trattati NATO, bensì sulla percezione italiana del proprio ruolo. «Noi non siamo una nazione, siamo un semaforo, e tendenzialmente facciamo il verde», scherza il personaggio, liquidando la propensione italiana all’accomodamento. Tuttavia, la battuta che ha fatto più rumore – e che circola già nei reel – è quella relativa ai limiti della diplomazia tricolore: «Noi non dobbiamo rompere il c**o agli americani, possiamo solo boicottargli i mondiali di calcio». L’uscita, che arriva a pochi giorni dalla bruciante eliminazione della Nazionale italiana dalla competizione per mano della Bosnia, gioca sull’unico vero “soft power” che il paese conserva: la rivalsa sportiva.
La satira colpisce nel segno perché fotografa un’impotenza reale mascherata da orgoglio. Il personaggio di Crosetto, con la sua aria bonaria e il tono da padre di famiglia, suggerisce che l’Italia può permettersi il lusso di negare una base militare (un chiaro riferimento all’episodio della base di Sigonella che ha fatto discutere nelle ultime settimane), ma sulla scena globale il massimo della rappresaglia possibile è un gesto futile come augurarsi che la squadra avversaria perda la partita. È la rappresentazione di un paese che, per usare le parole del ministro fittizio, “vale zero” sul piano geopolitico, ma che nella domenica calcistica ritrova la sua rivincita immaginaria.
Tra ritratti sociali e confessioni imbarazzanti, la macchina della risata non si ferma
Oltre ai due pezzi forti della serata, la puntata del 10 aprile ha offerto altri momenti di alta scuola comica. Da segnalare il riuscitissimo ritorno del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, la cui parodia è interamente costruita sul tormentone “guardavo solo il suo curriculum”. Il riferimento a una nota vicenda di presunti favoritismi personali diventa così un pretesto per una disamina ironica del concetto di merito nella Pubblica Amministrazione, dove ogni domanda scomoda riceve la stessa identica risposta meccanica. Crozza, in questo caso, non aggiunge nulla che non sia già nei titoli dei giornali, ma ne amplifica l’assurdità attraverso la ripetizione ossessiva.
La serata ha visto anche l’esordio o il ritorno di altre maschere, tra cui quella del professor Vincenzo Schettini, il divulgatore scientifico divenuto celebre per il progetto “La fisica che ci piace”. Crozza ne ha enfatizzato l’entusiasmo trascinante e il linguaggio motivazionale, trasformando la lezione di fisica in un’arringa epica sulle leggi dell’universo. Un’operazione che conferma la capacità del comico genovese di intercettare i fenomeni popolari del momento, estraendone il lato grottesco senza mai scadere nel dileggio gratuito. E mentre il paese reale si dibatte tra crisi di governo, eliminazioni sportive e tensioni internazionali, “Fratelli di Crozza” continua a fare da specchio deformante, restituendo un’immagine che, per quanto ridicola, appare fin troppo realistica.




