Il cardinale Pizzaballa benedice i primi segnali di pace a Gaza

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   “Più che parlare di pace, direi che vediamo le prime luci dell’alba: che non vuol dire che è pieno giorno. È un inizio giusto, qualcosa che porta speranza”. Con queste parole, che evitano trionfalismi premature per abbracciare un cauto ottimismo, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, ha commentato l’entrata in vigore del cessate-il-fuoco nella striscia di Gaza, sottolineando come “già stamattina, nelle strade qui intorno, ci fosse un’energia diversa”. Un’atmosfera percepibile, sebbene il percorso verso una stabilità compiuta richieda, come egli stesso ha precisato, tempo e pazienza, oltre a uno sforzo collettivo che non si limiti alla mera sospensione delle ostilità.

L'appello alla ricostruzione dei cuori

Accanto al conforto per un silenzio delle armi tanto atteso, si è levato un appello accorato, affidato ai microfoni dei media vaticani dal Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo. Egli ha esortato a non interrompere l’attenzione su una regione stremata, perché “adesso è proprio il tempo più difficile di ricostruire, di ricominciare a ricostruire i cuori, riconciliare i cuori e cominciare a lavorare, perché ci sia davvero una possibilità ancora di convivenza”. Le sue parole, che insistono sulla necessità di soluzioni diplomatiche e politiche per una riconciliazione autentica, risuonano come un monito affinché la fase successiva al conflitto non venga affrontata con minore impegno.

La gratitudine per i gesti concreti

In questo contesto, segnato da una speranza fragile, assumono un valore profondo i segni di solidarietà che giungono da lontano, come quello proveniente dalla parrocchia di Merate. Il parroco, don Mauro Malighetti, ha infatti ricevuto una lettera autografa del cardinale Pizzaballa, la quale esprimeva gratitudine sincera per l’offerta di undicimila euro, raccolti tra i fedeli, destinati all’acquisto di una cisterna d’acqua per i bambini di Gaza. Quel gesto, definito importante e tutt’altro che scontato, rappresenta una tangibile dimostrazione di condivisione, un filo che unisce le coscienze alla tragedia di quelle popolazioni, dimostrando come l’aiuto concreto possa talvolta precedere e accompagnare le complesse trattative politiche.

Le voci della diplomazia vaticana

Sulla stessa linea si è posto il cardinale Matteo Zuppi, la cui voce si è aggiunta al coro di quelle che auspicano un consolidamento del processo in atto. L’arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, che nelle scorse settimane ha personalmente lavorato a operazioni di mediazione per l’apertura di corridoi umanitari, ha rimarcato con una certa enfasi che “quando la pace è vera, tutti guadagnano”. Una grande gioia, dunque, per un inizio che deve essere coltivato con responsabilità, come egli ha ribadito, richiamando l’impegno dell’intera comunità internazionale per rendere stabile e duratura una tregua che, per ora, appare come il primo, indispensabile passo di un cammino ancora lungo.

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