Papa Leone XIV benedice San Pietro e lancia un appello per Gaza e l’Ucraina
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Redazione Interno
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Nella solennità dell’inizio del suo ministero petrino, Papa Leone XIV ha celebrato questa mattina in piazza San Pietro la messa di insediamento, culminata con il rito della benedizione e dell’aspersione dell’acqua santa. Davanti alle 156 delegazioni internazionali presenti, tra cui rappresentanti di governi e istituzioni religiose, il Pontefice ha impartito la tradizionale benedizione dall’altare antistante la basilica vaticana, in un momento carico di simbolismo liturgico.
Al termine della celebrazione, prima di recitare il Regina Caeli, Leone XIV ha rivolto un accorato appello per le popolazioni colpite dai conflitti, scegliendo parole nette e dirette. «Nella gioia della fede e della comunione – ha detto – non possiamo dimenticare i fratelli e le sorelle che soffrono a causa delle guerre». Il suo pensiero è andato subito a Gaza, dove «bambini, famiglie e anziani sopravvissuti sono ridotti alla fame», denunciando senza mezzi termini una crisi umanitaria che, nonostante gli sforzi diplomatici, continua a peggiorare.
Ma il Papa non si è limitato al Medio Oriente. Poche frasi dopo, ha ricordato l’Ucraina, definendola «martoriata» e auspicando «negoziati per una pace giusta e duratura». Un passaggio che non è passato inosservato, anche perché pronunciato mentre la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, era visibilmente commossa e, in un gesto di sostegno, accarezzava il braccio del presidente ucraino, presente tra le autorità in piazza.
Leone XIV, che già nei giorni precedenti aveva fatto trapelare una linea chiara sulla necessità di mediazioni internazionali, ha evitato toni polemici ma ha lasciato intendere che la Santa Sede non rimarrà in silenzio di fronte a crisi che definisce «lesive della dignità umana». Senza citare direttamente i responsabili dei conflitti, il suo messaggio è apparso come un invito alle potenze globali – inclusi gli Stati Uniti, ora guidati nuovamente da Donald Trump – a privilegiare la diplomazia rispetto alle armi.




