Leone XIV benedice gli agnelli per i palli, sullo sfondo polemiche giornalistiche
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Redazione Interno
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Nella cappella Urbano VIII, dove le pareti custodiscono il silenzio della storia, si è udito questa mattina un lieve belato. Due agnelli, posti in un grande cesto foderato di bianco e ornato da coroncine di rose rosse e bianche, sono stati presentati a Papa Leone XIV nel giorno in cui la Chiesa fa memoria di sant’Agnese. Il Pontefice, ascoltata la lettura del Vangelo, ha concluso il rito accarezzando gli animali, il cui manto candido simboleggia la purezza e la verginità della santa romana. La cerimonia, che precede la benedizione nella Basilica di Sant’Agnese fuori le mura, riprende un’antica tradizione: dalla tosatura di questi stessi animali, infatti, si otterrà la lana necessaria per confezionare i palli, i paramenti liturgici d’onore e giurisdizione che saranno imposti ai nuovi arcivescovi metropoliti.
Un rito che prosegue nel tempo
La presentazione degli agnelli al Papa, prima dell’udienza generale, costituisce un momento di forte continuità nella vita della Santa Sede, un passaggio liturgico e simbolico che travalica i pontificati. Gli animali, come di consueto, sono stati curati e condotti in Vaticano dalle suore benedettine di Trastevere, e la loro presenza tra le mura del Palazzo Apostolico ha offerto un’immagine di delicata semplicità. Mentre i fotografi ufficiali immortalavano il momento, i musi degli agnellini spuntavano timidi tra i fiori e le foglie, in un contrasto vivace tra la solennità dell’istituzione e l’immediatezza del creato.
Le reazioni oltre il gesto simbolico
Se il gesto di Leone XIV si è mantenuto nella scia di una tradizione secolare, non altrettanto pacifico è stato il commento esterno a questa consueta cerimonia. Il vaticanista Austen Ivereigh, infatti, ha rivolto aspre critiche al nuovo Pontefice, in un intervento che, come alcuni osservano, sembra dire molto più del metodo di un certo giornalismo che non del contenuto del rito stesso. Secondo tale lettura, si tratterebbe dell’ennesimo attacco mosso da chi, avendo costruito la propria fortuna professionale sull’accesso al precedente pontefice, tenterebbe oggi di mantenere la propria rilevanza attraverso argomentazioni forzate e una sistematica opposizione ideologica.
Il significato che permane oltre le polemiche
Al di là delle strumentali polemiche, che sembrano riflettere più le dinamiche di certi ambienti che non la sostanza dei fatti, la cerimonia conserva intatto il suo profondo significato ecclesiologico. I palli, che verranno confezionati con la lana di questi agnelli, sono infatti segno di comunione tra il Successore di Pietro e i metropoliti, e il loro legame con la memoria di sant’Agnese – martire giovane e intrepida – richiama alla mente il valore del sacrificio e della dedizione al servizio della Chiesa. Un messaggio che, nel suo silenzio operoso, supera il rumore delle incomprensioni contingenti.




