L’Ue stringe ancora i rubinetti del gas russo, ma Mosca reagisce
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Redazione Esteri
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L’Unione europea ha inasprito, con un nuovo pacchetto di misure restrittive, la sua strategia per azzerare le importazioni di gas dalla Russia entro il 2027, un obiettivo che, sebbene ambizioso, rappresenta il perno della risposta economica al conflitto. La proposta della Commissione, la diciannovesima dall’inizio delle ostilità, prevede il divieto di re-export di Gnl attraverso i terminali europei e l’estensione delle restrizioni alle transazioni con altre tre società russe. Una mossa che, sebbene attesa, non è passata inosservata a Mosca, la quale ha replicato quasi in tempo reale con una provocazione militare, inviando caccia Mig a violare lo spazio aereo dell’Estonia. Una scelta simbolica e tutt’altro che casuale, dato che Tallinn è la patria di Kaja Kallas, l’Alto Rappresentante per la politica estera Ue che ha coordinato l’elaborazione delle sanzioni.
I dati recenti, del resto, illustrano un quadro complesso e in lenta evoluzione. Se nel primo semestre del 2025 le importazioni via gasdotto – anche a causa della chiusura del transito in Ucraina – hanno registrato un calo significativo del 9%, il quadro complessivo è mitigato dalle forniture di gas naturale liquefatto. Incrociando i due flussi, l’import totale di gas russo in Europa ha mostrato un incremento del 3,4%, segnale che la strada per l’indipendenza è ancora lastricata di difficoltà. C’è da aggiungere, tuttavia, che anche gli acquisti di Gnl hanno mostrato un segno meno nell’ultimo periodo, con la quota totale di gas importato dalla Russia scesa al 14% nel secondo trimestre del 2025, un dato che appare in netto miglioramento se paragonato al 22% del primo trimestre del 2021.
«Servirà tempo e pazienza, ma riusciremo a staccarci da Mosca», afferma Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, commentando la strategia Ue. «La nostra è di fatto una guerra commerciale, più lenta di uno scontro sul campo, ma sta avendo l’effetto sperato di ridurre progressivamente la dipendenza». L’esperto sottolinea come la mossa sia giusta ma necessiti di essere accompagnata da un sostegno concreto verso i Paesi membri ancora più dipendenti, ai quali andrebbe assicurato l’accesso ad approvvigionamenti alternativi per facilitare la transizione.




