Dasvidania al gas russo, l'Europa chiude definitivamente i rubinetti
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Redazione Esteri
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Ci ha servito, scaldandoci nei momenti più freddi, e per un certo periodo ha persino rappresentato una scelta conveniente. Quel legame, ormai logoro e insostenibile, è stato però reciso con un accordo politico che, nonostante le inevitabili complessità attuative, segna una linea netta e irrevocabile. Consiglio e Parlamento europeo, infatti, hanno trovato l'intesa sul regolamento RePowerEU, stabilendo il termine del 30 novembre 2027 come data ultima per azzerare ogni importazione di gas dalla Russia. "Stiamo voltando pagina", ha dichiarato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, sottolineando come, da quel momento in poi, nessuna molecola di gas russo dovrebbe più varcare i confini dell'Unione.
Il traguardo è fissato, ma la strada è irta di ostacoli
Se la direzione è chiara, il percorso per raggiungere l'obiettivo presenta delle sfide non trascurabili. Mosca fornisce ancora, al momento, circa il tredici per cento del gas importato dall'Unione, una quota significativa che viaggia in gran parte sotto forma di gas naturale liquefatto. La sostituzione delle forniture, di per sé, non costituisce il problema principale, considerata la disponibilità di Gnl, specialmente dagli Stati Uniti dove il presidente Donald Trump ha riaffermato la propria politica energetica. Le difficoltà, piuttosto, risiedono nella volontà politica di alcuni Stati membri, come l'Ungheria e la Slovacchia, di interrompere completamente gli acquisti residui, e in alcuni dubbi di natura legale che potrebbero emergere durante l'applicazione del regolamento.
Le ripercussioni geopolitiche di una scelta energetica
La decisione europea, che rappresenta l'ultimo atto di un allontanamento progressivo iniziato con l'invasione dell'Ucraina, produce inevitabilmente effetti al di fuori del mercato del gas. Un incontro, ad esempio, che sembrava essere in programma a Bruxelles tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e una delegazione statunitense di ritorno da Mosca, è stato cancellato. La delegazione, che includeva l'inviato Steve Witkoff e il genero del presidente Trump, Jared Kushner, aveva infatti concluso senza successo un lungo colloquio al Cremlino, il cui fallimento ha innescato una serie di conseguenze immediate, modificando gli impegni diplomatici di Zelensky tra Dublino, Parigi e la stessa capitale belga.
Uno scenario in evoluzione tra diplomazia e inchieste
Mentre il quadro energetico si ridefinisce, le indagini giudiziarie su alcuni episodi di cronaca nera legati al conflitto proseguono, sebbene i dettagli operativi vengano trattati con la necessaria riservatezza dalle autorità competenti. L'attenzione, in questo frangente, rimane concentrata sui fatti accertati e sugli sviluppi procedurali, senza spazio per speculazioni o narrazioni emotive. L'obiettivo è quello di chiarire le dinamiche di eventi complessi, il cui impatto si intreccia con le più ampie vicende politiche ed economiche del continente, ora sempre più proteso verso una autonomia strategica.




