L'Europa chiude i rubinetti del gas russo, ma l'unità del blocco resta fragile
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Redazione Esteri
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Dopo mesi di trattative, che hanno messo a dura prova la coesione interna, il Consiglio dell'Unione europea ha approvato la tabella di marcia per interrompere definitivamente le importazioni di gas russo entro il 2027, un passaggio storico nel percorso verso l'indipendenza energetica del continente, avviato con il piano RePowerEU subito dopo l'invasione dell'Ucraina. Il via libera, come ha dichiarato il ministro per l’Energia e il Clima danese Lars Aagard a margine del Consiglio, "delinea il futuro di un continente che non dovrà più finanziare la macchina di guerra russa" ed è il risultato di un compromesso costruito con i Paesi membri, che permetterà di concludere l'iter entro l'anno. L'ampio consenso, tuttavia, non è stato unanime, registrando i voti contrari di Ungheria e Slovacchia, le cui economie dipendono in misura maggiore dalle forniture di Mosca e che continuano a coltivare un rapporto politico privilegiato con il Cremlino, evidenziando una frattura che rimane sullo sfondo di una decisione altrimenti corale.
Le tre fasi dello stop graduale
Il regolamento, che dovrà ora essere negoziato con il Parlamento europeo, prevede un percorso articolato in tre fasi, il cui avvio è fissato al 1° gennaio 2026. Da quella data, che segna il punto di non ritorno, scatterà il divieto di stipulare nuovi contratti per l'acquisto di gas e gas naturale liquefatto provenienti dalla Russia; una misura che, sebbene non intervenga immediatamente su quelli esistenti, congela di fatto qualsiasi intenzione di prolungare gli attuali accordi commerciali, spingendo gli operatori a cercare fonti alternative con un preavviso che dovrebbe mitigare gli shock di mercato. La complessità del processo, che mira a scongiurare ricadute eccessive sulle economie più esposte, richiede una transizione ordinata, la quale, nonostante le rassicurazioni, non elimina del tutto le incognite legate alla stabilità degli approvvigionamenti in un continente che deve ancora completare la sua trasformazione energetica.
Il nodo dei contratti a lungo termine
La fase successiva, la più delicata, riguarderà la gestione dei contratti di lunga durata ancora in essere, i quali, secondo quanto stabilito, non potranno essere rinnovati oltre la scadenza naturale. Questo aspetto, che tocca da vicino diversi Paesi, costringerà a un ripensamento delle strategie industriali e degli accordi bilaterali che per decenni hanno legato le fortune energetiche europee a Mosca. La Commissione, dal canto suo, ha assicurato il suo supporto per gestire le eventuali controversie legali che potrebbero sorgere dalle compagnie coinvolte, le quali si trovano a dover bilanciare gli obblighi contrattuali con le nuove imposizioni comunitarie, in un quadro giuridico inedito e per certi versi pionieristico.
Verso il distacco definitivo entro il 2028
L'ultimo step del piano condurrà, entro il 2028, al bando totale e incondizionato di qualsiasi importazione di gas e gnl russo, sancendo la fine di un'era per le relazioni economiche tra Bruxelles e il Cremlino. La scelta di un calendario così definito, se da un lato fornisce certezze e tempo per adeguarsi, dall'altro non nasconde le difficoltà pratiche di un simile distacco, soprattutto per quelle nazioni il cui approvvigionamento dipende ancora in larga misura da un'unica fonte e da infrastrutture di trasporto difficilmente riconvertibili in tempi brevi. La fragilità dell'unità europea, emersa con chiarezza nel voto di Budapest e Bratislava, rimane un elemento con cui fare i conti, dimostrando come la via verso l'autonomia energetica sia lastricata non solo di accordi tecnici, ma anche di complessi equilibri politici.




