Il parlamento europeo chiude i rubinetti del gas russo, ora si pensa al nucleare
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Redazione Esteri
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Con un voto che non lascia spazio a fraintendimenti, l'Aula di Strasburgo ha dato il suo assenso definitivo al regolamento che impone lo stop completo alle importazioni di gas russo nell'Unione Europea. La misura, approvata con 500 voti favorevoli, 120 contrari e 32 astensioni, rappresenta l'ultimo atto formale di un iter legislativo avviato a giugno e concluso con l'intesa inter-istituzionale all'inizio di questo mese, suggellando così, con un atto normativo vincolante, la volontà politica di recidere un legame energetico divenuto insostenibile dopo l'aggressione all'Ucraina. La decisione, maturata nel dibattito in emiciclo che ha toccato anche i temi delle relazioni con gli Stati Uniti, ormai guidati nuovamente da Donald Trump, e dell'autonomia strategica del blocco, sancisce una linea netta: garantire una pace giusta e duratura per Kiev passa anche attraverso la rinuncia alla dipendenza dai carburanti fossili di Mosca.
Il calendario per l'indipendenza energetica
Il percorso verso il distacco, per quanto storico, non è immediato ma segue un cronoprogramma rigoroso. Entro la fine del 2027 scatterà infatti il divieto totale, che riguarderà senza eccezioni sia il gasdotto che il gas naturale liquefatto, il cosiddetto Gnl. Alcuni, osservando l'agenda, premono per accelerare i tempi su altri fronti, tanto che già si parla di mettere nel mirino l'energia nucleare di provenienza russa, ipotesi che guadagna spazio nel dibattito politico. Non mancano, del resto, le anticipazioni: una stretta significativa, che alcuni ritengono possibile già all'inizio del 2026, potrebbe investire anche le importazioni di petrolio, completando quel processo di blindatura dell'indipendenza energetica dal Cremlino che l'Unione ha intrapreso con determinazione.
Le divisioni nella politica italiana
Il voto, sebbene a larghissima maggioranza, ha fatto emergere le fratture nel panorama politico continentale, e quello italiano non ha fatto eccezione. Sia la Lega che il Movimento 5 Stelle, schierandosi contro la proposta, hanno scelto di percorrere una strada differente da quella tracciata dalla maggioranza degli eurodeputati, evidenziando come la questione energetica rimanga, nonostante l'urgenza dettata dal contesto internazionale, un terreno di profonda divergenza. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, intervenuta nel dibattito assieme al ministro danese per gli affari europei in rappresentanza del Consiglio, ha invece sottolineato la coerenza di questa scelta con il percorso di autonomia strategica e di sicurezza perseguito dalle istituzioni comunitarie.
Una transizione irrevocabile
La legge, ormai realtà, non è una semplice misura contingente ma il fondamento di una transizione energetica irreversibile. Essa traccia un solco preciso, destinato a ridisegnare le rotte degli approvvigionamenti e le alleanze commerciali dell'Europa per i decenni a venire. La scadenza del 2027, pur sembrando lontana, impone da subito un riorientamento massiccio degli investimenti e delle infrastrutture, spingendo gli Stati membri a diversificare le fonti e ad accelerare sulle rinnovabili. Quel che è certo, oggi, è che l'Unione ha voltato pagina, scegliendo di pagare un prezzo economico pur di non dipendere più da un fornitore considerato inaffidabile e ostile.




