L'Ue chiude i rubinetti del gas russo, Mosca avverte l'Italia sui beni congelati

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'Unione Europea ha imboccato una strada irreversibile, stabilendo un calendario preciso per recidere, una volta per tutte, il legame energetico con Mosca. Il regolamento approvato, che introduce quello che viene definito "un divieto graduale e giuridicamente vincolante", sancisce la fine delle importazioni di gas russo, sia via gasdotto sia in forma liquefatta, a decorrere dal primo gennaio 2028. Una scelta definitiva, come è stato sottolineato, che non verrà influenzata dagli sviluppi del conflitto in Ucraina, segnando un punto di non ritorno nella politica energetica comunitaria. Il percorso, del resto, è stato disegnato per tappe successive, con una prima fase che prenderà il via già all'inizio del 2026 con il blocco per qualsiasi nuovo contratto, per poi passare alla chiusura progressiva di quelli a lungo termine a partire dall'anno successivo.

Il dissenso di Budapest e Bratislava

Non tutti i governi, tuttavia, hanno accolto la decisione con un assenso unanime, evidenziando le profonde differenze che ancora permangono all'interno del Consiglio Ue. Gli unici due Paesi ad aver espresso un voto contrario sono stati l'Ungheria e la Slovacchia, i quali hanno apertamente accusato Bruxelles di mettere a repentaglio la loro sicurezza energetica nazionale. Proprio da Bratislava, in particolare, erano arrivate nelle ultime ore aperture che facevano presagire un possibile cambiamento di posizione. Il primo ministro Robert Fico, nel corso di un incontro con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, aveva lasciato intendere una possibile approvazione del diciannovesimo pacchetto di sanzioni, a patto che le conclusioni del vertice europeo tenessero conto delle specifiche richieste slovacche, non solo sul fronte energetico ma anche riguardo al comparto automotive. Una condizionalità che, evidentemente, non ha trovato un accoglimento sufficiente per modificare l'orientamento finale del governo.

La reazione di Mosca e il monito all'Italia

La risposta di Mosca non si è fatta attendere, arrivando attraverso un monito diretto alle autorità italiane. Il riferimento preciso è andato alla questione dei beni russi attualmente congelati nel territorio nazionale, una pratica che il Cremlino considera illegittima e che, secondo quanto dichiarato, potrebbe innescare delle "conseguenze" nelle relazioni bilaterali. Si tratta di una replica che segue una logica ben precisa, quella della reciprocità, e che mira a colpire uno dei Paesi storici importatori del proprio gas, cercando di creare una frattura nella compattezza europea. La minaccia, seppur velata, delinea uno scenario di possibile escalation diplomatica, dove le contromisure economiche rischiano di diventare l'arena di un confronto sempre più aspro.

Un percorso a tappe verso l'autonomia

La road map comunitaria, con le sue scadenze ben definite, rappresenta dunque un impegno politico di lunga portata, finalizzato a sganciare gradualmente l'economia europea dalla dipendenza energetica da Mosca. L'architettura del provvedimento, che prevede il divieto assoluto di importazione a partire dal 2028, è stata concepita per concedere agli Stati membri, e soprattutto alle aziende coinvolte, un lasso di tempo necessario per adattarsi e diversificare le proprie fonti di approvvigionamento. Un processo complesso, che richiederà ingenti investimenti e una ristrutturazione degli approcci strategici, ma che viene ormai considerato inevitabile per garantire all'Unione una sovranità energetica duratura e indipendente dalle contingenze geopolitiche.

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