Maxi operazione della guardia di finanza a Bari: smantellato il riciclaggio dei clan attraverso le slot machine. 23 arresti e sequestri per 60 milioni
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Redazione Interno
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Un articolato sistema di riciclaggio di denaro sporco, che avrebbe utilizzato il settore delle slot machine, delle videolottery e delle scommesse come un vero e proprio paravento per ripulire i proventi illeciti dei clan mafiosi, è stato smantellato questa mattina dalla Guardia di Finanza di Bari.
L'operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e diretta dal procuratore Roberto Rossi, ha portato all'esecuzione di 23 misure cautelari personali e al sequestro di beni per un valore complessivo che supera i 60 milioni di euro, colpendo un presunto "impero delle scommesse" che avrebbe radici profonde nel tessuto economico e criminale del capoluogo pugliese, con ramificazioni che si estendono fino a Roma.
L'ipotesi accusatoria: un'impresa mafiosa nel settore del gioco
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l'organizzazione criminale, che avrebbe agito con l'aggravante del metodo mafioso, era dedita a un'attività sistematica di riciclaggio e autoriciclaggio. Le indagini, che coinvolgono complessivamente oltre cento persone, hanno documentato come i profitti derivanti principalmente dal traffico di stupefacenti, ma anche da altre attività illecite, venissero immessi nel circuito del gioco legale per essere ripuliti e per generare ulteriori guadagni illeciti.
Al centro del meccanismo c'era la famiglia Snidar, in particolare Alessandro Snidar, ritenuto il capo di questa associazione a delinquere, che avrebbe stretto un patto con tutti i principali clan della città, tra cui i Parisi, gli Strisciuglio e, in parte, i Velluto, per gestire il monopolio del settore. Come emerso dalle intercettazioni, i locali gestiti dall'organizzazione venivano definiti "lavatrici", a testimonianza della loro funzione di strumenti per ripulire il denaro sporco.
Il meccanismo dei "ticket vincenti" per giustificare i patrimoni illeciti
Uno dei sistemi più sofisticati e collaudati scoperti dalla Guardia di Finanza riguarda la compravendita di ticket vincenti delle videolottery. Il meccanismo, che sarebbe stato attivo tra il dicembre 2012 e il novembre 2019, prevedeva che le vincite, anche di ingente valore, venissero formalmente attribuite a soggetti legati ai clan, i quali potevano così giustificare la disponibilità di ingenti somme di denaro di origine criminosa.
In pratica, i reali vincitori che desideravano rimanere anonimi cedevano i loro ticket a terzi compiacenti o direttamente ai gestori delle sale, i quali, dopo aver trattenuto una provvigione, li intestavano fittiziamente a esponenti della malavita o a prestanome nullatenenti. Questi ultimi incassavano poi l'importo in assegni tracciabili, rendendo "pulito" il denaro che, in realtà, proveniva dallo spaccio di droga.
In alcuni casi, l'intestazione fittizia riguardava persino familiari di noti boss, come emerso per tre componenti della famiglia Capriati, storicamente egemone nel quartiere di Bari Vecchia.
Le accuse, i nomi degli arrestati e i beni sequestrati
Le contestazioni formulate dal Gip, su richiesta della Procura, sono pesanti e articolate: ai 23 arrestati, che figurano tra gli indagati insieme a oltre 90 altre persone, vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere, riciclaggio, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta e peculato. L'aggravante del metodo mafioso è stata applicata per l'agevolazione fornita ai sodalizi criminali.
Tra i destinatari delle misure cautelari in carcere figurano figure apicali del settore, come il commercialista Sergio Petrosino, considerato la "mente" finanziaria del sistema, e diversi esponenti della famiglia Snidar, tra cui Alessandro, Antonio e Massimiliano. Altri indagati hanno ricevuto gli arresti domiciliari o misure interdittive che impediscono loro di esercitare attività imprenditoriali.
Il provvedimento di sequestro ha colpito un ingente patrimonio, comprensivo di numerose società attive nel settore del gioco e dell'intrattenimento, come la Millionaire Srl (con sale a Bari, Barletta, Trani e Monopoli), lo Snooker Bowling, la Income Management e la Target Work, che gestisce le sale Vlt Qasbah e i centri bowling Six Strike. Sono state poste sotto sequestro anche 13 sale videolottery e 2 sale giochi.
Un episodio di violenza in carcere e la maxi evasione fiscale
Oltre al riciclaggio, l'inchiesta ha portato alla luce un inquietante episodio di violenza carceraria: uno degli indagati, durante un periodo di detenzione, avrebbe ordinato il pestaggio ("cappotta") di un altro detenuto colpevole di aver avviato una collaborazione con la giustizia, con il chiaro intento di intimidire e proteggere i patrimoni del clan.
Non secondaria è inoltre la contestazione di un sistematico peculato ai danni dello Stato: l'organizzazione avrebbe infatti trattenuto indebitamente le quote del PREU (Prelievo Erariale Unico) che per legge dovevano essere versate all'erario sugli incassi delle macchine da gioco, drenando ulteriori risorse che venivano poi reinvestite nel circuito illecito tramite un giro di false fatturazioni.
L'operazione di questa mattina rappresenta un duro colpo all'infiltrazione della criminalità organizzata nell'economia legale barese, dimostrando la capacità degli inquirenti di smascherare sistemi complessi e radicati che utilizzano il gioco d'azzardo come strumento per riciclare denaro e consolidare il potere dei clan.




