Svolta al voto in Emilia-Romagna: a Imola trionfo di Panieri, crolla l'affluenza
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Redazione Interno
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La tornata elettorale che ha interessato 16 Comuni dell’Emilia-Romagna si è chiusa con un dato che ha dell’incredibile, se si considera la tradizionale propensione al voto di queste terre: l’affluenza definitiva è crollata al 54,4%, con una flessione di oltre dieci punti percentuali rispetto alle precedenti consultazioni e quasi sei punti sotto la media nazionale.
Questo dato, emerso al termine delle operazioni di scrutinio iniziate nel pomeriggio di lunedì 25 maggio, disegna il quadro di un elettorato sempre più distante dalle urne, una tendenza – questa sì – che accomuna oramai l’intero Paese. Dei cinque Comuni con più di quindicimila abitanti (Imola, Faenza, Cervia, Vignola e Comacchio), tutti hanno eletto il proprio primo cittadino già al primo turno, rendendo così superfluo il ricorso al ballottaggio previsto per il 7 e 8 giugno.
Il plebiscito per Marco Panieri ad Imola
Il dato più eclatante, e che ha tenuto banco per l’intera serata, arriva senza ombra di dubbio da Imola, il Comune più popoloso della regione chiamato a questa tornata. Il sindaco uscente Marco Panieri, sostenuto da una coalizione di centrosinistra che includeva Partito Democratico, Alleanza Verdi Sinistra e le civiche “Imola Corre” e “Riformisti per Imola”, ha centrato una riconferma che pochi si aspettavano di queste proporzioni.
Con 62 seggi su altrettanti scrutinati, il primo cittadino ha raccolto oltre il 72% dei consensi, un risultato che secondo alcuni analisi di Youtrend Strategies non avrebbe precedenti in alcuna delle cento città più popolose d’Italia dal 2000 a oggi.
Staccatissimo lo sfidante del centrodestra, Nicolas Vacchi – sostenuto da Fratelli d’Italia, Forza Italia e Democrazia Cristiana – il quale si è dovuto accontentare di una quota vicina al 19%, mentre gli altri tre candidati (Paola Lanzon, Ezio Roi e Michele Ferrari) si sono divisi il restante 8% senza mai rappresentare una minaccia concreta per il vincitore.
L’affluenza in caduta libera
A fronte di questo tripudio di voti per il sindaco uscente, le cifre raccontano però anche un’altra verità, forse più amara, sulla salute della democrazia locale. Alle 23 della prima giornata di votazione, l’affluenza in regione si era fermata al 41,28%, un dato inferiore di ben dieci punti rispetto alla scorsa tornata e addirittura cinque punti sotto la media nazionale, un’anomalia statistica rilevante per una regione storicamente trainante nella partecipazione.
Le cause di questo crescente astensionismo, se è lecito azzardare un’analisi limitatamente ai numeri, andrebbero ricercate forse in una disaffezione trasversale che non risparmia né i grandi centri né le piccole realtà: a Cervia, dove le elezioni erano anticipate dopo le dimissioni del sindaco coinvolto in un’inchiesta giudiziaria, l’affluenza è crollata addirittura di 18 punti percentuali rispetto alle precedenti consultazioni.
I nuovi sindaci degli undici Comuni minori
Se nei cinque centri maggiori le sfide hanno catalizzato l’attenzione dei media, non va dimenticato che altri undici Comuni hanno eletto i propri sindaci a turno unico, senza la possibilità del ballottaggio. Si tratta di realtà più piccole, spesso sotto la soglia dei quindicimila abitanti, dove il voto ha espresso leader politici locali con percentuali talvolta bulgare. A Pellegrino Parmense, ad esempio, Fabio Moroni ha ottenuto il 90,08% dei voti, mentre a Mondaino la vittoria è stata perfino plebiscitaria dato che Amerigo Ottaviani si presentava come unico candidato alla carica.
Questi risultati, sebbene numericamente meno impattanti sul piano nazionale, delineano un mosaico di alleanze e fedeltà locali che la politica regionale non potrà ignorare nei prossimi mesi, in vista delle scadenze amministrative future.




