Conti correnti più cari nel 2026: chi paga di più e dove conviene ancora risparmiare

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Redazione Economia Redazione Economia   -   I costi dei conti correnti hanno ripreso a salire, registrando un incremento medio del due per cento nel giro di soli sei mesi, un dato che segue da vicino la dinamica inflazionistica ma che si ripercuote in modo diseguale sulle diverse fasce di clientela. L’analisi, condotta da Altroconsumo e ripresa dal Corriere della Sera, utilizza il parametro dell’Indicatore di costo complessivo definito dalla Banca d’Italia per confrontare le offerte degli istituti più importanti, rivelando come gli aumenti, seppur generalizzati, non colpiscano tutti allo stesso modo. Le banche, infatti, hanno progressivamente ritoccato sia i canoni fissi che le commissioni sulle operazioni, implementando una strategia che, attraverso la leva dei prezzi, mira a disincentivare l’utilizzo dei tradizionali sportelli fisici.

Le categorie più esposte all'aumento dei costi

Sebbene l’incremento sia trasversale, alcune categorie di correntisti si trovano a sostenere oneri relativamente più alti. Tra questi, i giovani che usano il conto in modo misto, quindi sia online che con accesso in filiale, e i pensionati che si affidano in misura predominante alle operazioni allo sportello, risultano i più penalizzati dalle nuove tariffe. I motivi sono chiari: molte operazioni eseguite di persona, come i bonifici o i pagamenti di bollette, prevedono commissioni maggiorate rispetto agli stessi servizi erogati tramite home banking o app mobile. Questo crea una divario significativo, tanto che chi opera esclusivamente online arriva a pagare fino a un terzo in meno rispetto a chi frequenta assiduamente la filiale.

Il peso maggiore grava sulle famiglie

Nonostante gli adeguamenti colpiscano in misura percentuale maggiore giovani e anziani, il peso assoluto della spesa bancaria annua continua a gravare in maniera consistente sui nuclei familiari. L’Indicatore di costo complessivo medio per le famiglie, infatti, si attesta su una cifra che sfiora i centosessanta euro l’anno, un importo che riflette la mole e la varietà di operazioni necessarie alla gestione di un bilancio domestico. Questo dato, se confrontato con quello delle altre tipologie di utenti, conferma come le famiglie rimangano il segmento di clientela più redditizio per le banche, nonostante la diffusione di conti a canone zero o a condizioni agevolate per under trenta.

Dove si trovano ancora condizioni vantaggiose

L’indagine, tuttavia, non si limita a fotografare gli aumenti, ma mette in luce anche dove permangono opportunità di risparmio. Le condizioni più competitive si riscontrano, senza sorpresa, nell’ambito della pura gestione digitale, dove gli istituti online o quelli tradizionali con offerte specifiche per il web continuano a proporre canoni ridotti e operazioni gratuite o a costo simbolico. La scelta del canale, quindi, diventa determinante per contenere le spese, insieme a una attenta valutazione del pacchetto di servizi realmente necessario, evitando di pagare per opzioni che rimangono inutilizzate. La comparazione puntuale, strumento fondamentale in un mercato in costante evoluzione, resta l’unica arma a disposizione del consumatore per orientarsi in un panorama dove le voci di costo, dai prelievi alle tasse di bollo, contribuiscono a formare il totale annuo da mettere in preventivo.

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