Benzina a 1,899, il caro-verde colpisce ancora. E l’elettrico? Conviene sempre più
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Redazione Economia
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La benzina torna a mordere. L’ultima rilevazione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, diffusa nella giornata di oggi, lunedì 4 maggio 2026, fotografa una realtà che gli automobilisti italiani avevano iniziato a dimenticare: il prezzo medio del “verde” in modalità self service – lungo la rete stradale nazionale – è schizzato a 1,899 euro al litro. Un dato che sale ulteriormente, quasi a toccare quota due euro, se si considera il servito; ma è sull’autostrada che il conto si fa più salato, dove supera abbondantemente 1,967 euro al litro. Il tutto mentre il gasolio, dal canto suo, viaggia ben oltre la soglia psicologica dei due euro, attestandosi a 2,047 euro al litro. La causa di questa impennata, per chi se lo stesse chiedendo, è da ricercare nella riduzione del taglio delle accise, una compensazione governativa che fino a sabato scorso aveva tenuto a bada i rincari.
L’addio allo sconto pieno e i numeri del Mimit
Il meccanismo che ha innescato la nuova corsa dei prezzi è tecnico, ma le sue conseguenze – ecco il punto – sono immediatamente percepibili dal consumatore medio al momento del pieno. Il decreto precedente, più volte prorogato dall’esecutivo, è scaduto il primo maggio. Al suo posto è subentrata una misura tampone, valida per tre settimane, che introduce riduzioni diversificate: per la benzina lo sconto sulle accise scende a 6,1 centesimi al litro (Iva inclusa, naturalmente, e qui sta l’inghippo), mentre per il gasolio viene mantenuto il taglio pieno di 24,40 centesimi. La conseguenza? Nelle Marche, solo per fare un esempio territoriale che non fa eccezione, oggi il prezzo medio self è arrivato a 1,891 euro, con un balzo di 15,3 centesimi rispetto al primo maggio. Il Mimit, attraverso il suo Osservatorio, ha certificato che gli operatori della distribuzione hanno adeguato i prezzi consigliati già nel corso del fine settimana, aumentandoli di 18,3 cent/litro per la benzina e di 5 cent/litro per il Gpl.
Le quotazioni internazionali scendono, ma il pieno no
A rendere ancora più amaro il quadro, per l’automobilista di turno, c’è una contraddizione solo apparente. Le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, infatti, venerdì avevano chiuso in discesa e anche questa mattina continuavano a viaggiare in calo. Un trend ribassista che, in un mondo ideale, avrebbe dovuto almeno smorzare la salita dei listini alla pompa. Invece no. L’effetto della manovra fiscale – lo si ripete – ha completamente sovrascritto la logica del mercato: il taglio delle accise, riducendosi, ha agito da volano al rialzo, rendendo di fatto irrilevante la flessione delle materie prime. Così, mentre il petrolio greggio segna un lieve arretramento, il cittadino che si ferma al distributore si trova a pagare di più rispetto a pochi giorni fa.
Il paradosso (concreto) dell’elettrico
E qui, inevitabilmente, scatta un altro ragionamento, alimentato dai dati stessi del Ministero. Se la benzina sale a 1,899 euro al litro (e il diesel varca la soglia dei due euro con decisione), passare all’elettrico diventa oggettivamente più conveniente. Non per una questione ideologica, badiamo bene, ma per un semplice calcolo aritmetico: il costo a chilometro di un’auto a batteria, soprattutto se si ricarica tra le mura domestiche, è ormai inferiore in modo strutturale rispetto a quello di un motore termico. Le agevolazioni per l’acquisto, per quanto altalenanti, si sommano a un risparmio sulla “materia prima” che non dipende più dall’andamento delle accise. Certo, il prezzo della corrente elettrica – è giusto ricordarlo – non è esente da oscillazioni, ma il divario con i carburanti liquidi non è mai stato così marcato. In altre parole, e senza voler trarre conclusioni affrettate, il caro-benzina di questi giorni riporta sotto i riflettori una domanda concreta: vale ancora la pena restare attaccati al vecchio motore a scoppio, oppure è il momento di voltare pagina?




