Carburanti, da domani scade lo sconto sulle accise: stangata da 3 euro a pieno

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Scade domani, 3 luglio, l'ultima proroga del taglio delle accise sui carburanti. La misura, introdotta dal governo circa tre mesi e mezzo fa per arginare l'impennata dei prezzi alla pompa, giunge al termine senza che al momento siano state annunciate nuove proroghe. Una circostanza, questa, che si traduce in un rincaro immediato per benzina e gasolio, con un impatto stimato di oltre 3 euro a pieno. Un aumento che, peraltro, arriva in un contesto di prezzi internazionali del petrolio in calo, con il Brent che ha perso circa il 25% da inizio giugno.

L'ultimo decreto e la fine della misura

L'agevolazione, che prevedeva uno sconto di 5 centesimi al litro sia per la benzina che per il gasolio, era stata prorogata fino al 3 luglio da un decreto del Ministero dell'Economia pubblicato a inizio giugno. L'intervento, finanziato con 150 milioni di euro provenienti dall'extragettito Iva, aveva dimezzato il precedente taglio sul diesel, portandolo a 5 centesimi. A quanto pare, però, il governo sembra orientato a non rinnovare ulteriormente la misura, chiudendo una "costosa parentesi" di sussidi durata diversi mesi.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, aveva già in precedenza dichiarato che la decisione sarebbe stata valutata alla luce dell'evoluzione del quadro internazionale, in particolare dei negoziati per la sicurezza dello Stretto di Hormuz.

I rincari stimati e i nuovi prezzi alla pompa

Secondo le proiezioni del Codacons, senza proroga, il costo di un pieno aumenterà in media di 3,05 euro, includendo anche l'Iva che grava sulle accise. Il prezzo medio del gasolio sulla rete ordinaria salirà a 1,94 euro al litro, mentre in autostrada supererà la soglia dei 2 euro, attestandosi a 2,02 euro al litro. Per la benzina, invece, si prevede un prezzo medio di 1,86 euro al litro sulla rete stradale e di 1,95 euro in autostrada.

Un aumento, quello in arrivo, che appare paradossale se messo in relazione con l'andamento del mercato petrolifero. Il Brent, indice di riferimento per l'Europa, è passato dai 95 dollari al barile di inizio giugno agli attuali 70,8 dollari, con un deprezzamento del 25,5%. Un crollo che, come evidenziato dal Codacons, non si è riflesso sui listini nazionali, scesi solo del 6% circa nell'ultimo mese.

I dati Mimit: prezzi in (lento) ribasso

Negli ultimi giorni, i prezzi dei carburanti alla pompa hanno mostrato una lenta ma costante discesa. Secondo l'ultimo aggiornamento dell'Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), in data odierna, giovedì 2 luglio, i prezzi medi in modalità self-service sulla rete stradale nazionale sono pari a 1,804 euro al litro per la benzina e a 1,882 euro al litro per il gasolio.

Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 1,893 euro al litro per la benzina e di 1,968 euro al litro per il gasolio. Rispetto ai dati di ieri, che vedevano la benzina a 1,806 e il gasolio a 1,884 euro al litro, si registra un ulteriore, seppur minimo, ribasso. Valori destinati a essere presto superati, a meno di un intervento dell'ultimo minuto.

Il pressing del Mimit e le prospettive

Il ministero delle Imprese e del Made in Italy, guidato da Adolfo Urso, ha più volte sollecitato le compagnie petrolifere ad allineare i prezzi alla pompa al calo delle quotazioni internazionali. Un pressing che finora ha prodotto risultati limitati, con gli automobilisti che non hanno potuto beneficiare appieno del crollo del greggio.

Il ministro Urso aveva convocato a Palazzo Piacentini i vertici dei principali operatori del settore, tra cui Eni, Api-Ip, Q8 e Tamoil, per chiedere una riduzione più rapida e significativa dei listini, in sintonia con il riavvio dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz. Tuttavia, la fine del taglio delle accise rischia di vanificare questi sforzi, determinando un ritorno a prezzi elevati nonostante le favorevoli condizioni del mercato globale.

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