Roggero a Bollate con Savi e Bossetti, l’indifferenza dei detenuti. Solidarietà solo dagli agenti
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Redazione Interno
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Per arrivare alla sua cella, nel quinto reparto del carcere di Milano-Bollate, il nuovo detenuto ha dovuto percorrere un lungo corridoio; una volta dentro, vicino al suo letto, ha trovato quello di un uomo più anziano, detenuto per traffico di droga. Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per l'omicidio dei due rapinatori che lo avevano aggredito, ha scelto di costituirsi proprio in questo istituto.
E nella stessa sezione si trovano altri due nomi noti della cronaca giudiziaria: Fabio Savi, il killer della Uno Bianca, e Massimo Bossetti, condannato all'ergastolo per l'omicidio di Yara Gambirasio. Il clima tra gli altri detenuti, tuttavia, non sembra essere di particolare calore umano. L'atteggiamento generale raccontato dai cronisti presenti è di indifferenza, se non di distacco, mentre la solidarietà più sentita, secondo quanto si apprende, gli è stata manifestata unicamente dagli agenti della polizia penitenziaria.
La scelta di Bollate e il "mito" del carcere modello
Roggero, che ha fatto il suo ingresso nell'istituto milanese nel pomeriggio di venerdì 17 luglio, si è presentato con una valigia piena di vestiti, libri e persino il suo cuscino per dormire. "Mi è stato consigliato, è un buon carcere, probabilmente la scelta migliore", ha dichiarato ai giornalisti presenti fuori dal penitenziario, spiegando le ragioni che lo hanno portato a scegliere Bollate rispetto ad altre strutture.
Questa scelta, tuttavia, riaccende i riflettori su un tema ricorrente: quello del doppio binario nell'accesso al cosiddetto "carcere modello". Bollate è considerato l'istituto penitenziario più innovativo d'Italia, un esempio di "carcere aperto" che punta sul lavoro e sul reinserimento sociale dei detenuti piuttosto che sulla sola funzione custodialistica. È lo stesso istituto che, in passato, ha accolto altri detenuti eccellenti come Alberto Stasi, condannato per l'omicidio di Chiara Poggi, e Giacomo Bozzoli, ergastolano per l'uccisione dello zio.
L'accesso a Bollate, però, non è scontato: molti detenuti comuni attendono anni per un trasferimento che richiede precisi requisiti comportamentali e una valutazione positiva.
L'indifferenza degli altri detenuti e le polemiche politiche
Nonostante la notorietà del suo caso giudiziario, l'ingresso di Roggero a Bollate non ha scosso più di tanto gli altri detenuti, che hanno mantenuto un atteggiamento di sostanziale indifferenza. La sua presenza, in cella con un detenuto per traffico di stupefacenti, sembra essere stata accolta come un evento ordinario. Fuori dalle mura del carcere, invece, la sua vicenda continua ad alimentare un acceso dibattito politico e mediatico.
Lo stesso Roggero, prima di varcare il cancello del penitenziario, ha rilasciato dichiarazioni polemiche, definendo la sentenza "un'ingiustizia" e rivolgendosi al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, invitandolo a "mettersi una mano sulla coscienza". Ha ricordato le grazie concesse in passato ad altri, come la ex consigliera regionale Nicole Minetti e uno scafista, per sottolineare quella che lui percepisce come una disparità di trattamento. "Sono profondamente deluso dalla giustizia italiana. ma ora passo il testimone a tutti gli italiani", ha aggiunto.
Una piccola folla per solidarietà e un futuro incerto
Nonostante l'indifferenza della popolazione carceraria, un piccolo gruppo di curiosi e sostenitori si è radunato all'esterno del carcere per esprimere il proprio sostegno al gioielliere. La sua storia, che ha diviso l'opinione pubblica tra chi lo vede come un commerciante che ha reagito a un'aggressione e chi ritiene abbia superato i limiti della legittima difesa, continua a tenere banco.
La Lega, intanto, ha fatto sapere di essere al suo fianco, promuovendo una raccolta fondi per aiutarlo a pagare i risarcimenti e valutando persino una sua eventuale candidatura politica. Ad alimentare ulteriormente le polemiche, nei giorni scorsi, era stato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che aveva avviato un'istruttoria per la richiesta di grazia, salvo poi ricevere una precisazione dal Quirinale sulle prerogative presidenziali in materia.
Il gioielliere, dal canto suo, ha affermato di voler approfittare del tempo in carcere per studiare e imparare l'inglese.




