Bisceglie, la vittima designata sfugge ai killer: ucciso il caposala che gli ha fatto da scudo
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Redazione Interno
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Il proiettile, o forse sarebbe più corretto dire i quindici bossoli rinvenuti ieri sera sul pavimento della “Spaghetteria n. 1” di via Storelli, non erano destinati ad Angelo Pizzi. Il 62enne responsabile di sala, conosciuto da tutti come Lino, si è trovato sulla linea di tiro nel momento sbagliato, quello in cui due o forse tre individui – dipende ancora dai fotogrammi delle telecamere – hanno fatto irruzione nel locale con i volti coperti da passamontagna o caschi integrali, sparando raffiche che hanno sconvolto la quiete della vigilia del Primo Maggio. Secondo il riserbo che avvolge le indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, il vero obiettivo del commando, scampato alla morte per pochi istanti, sarebbe stato il titolare del ristorante; quest’ultimo, un 40enne con precedenti alle spalle, si è salvato trovando rifugio in un ripostiglio sul retro, lasciando che il suo dipendente facesse, per così dire, da scudo umano contro quella furia di piombo.
Un agguato che sa di regolamento di conti tra gli Strisciuglio e i Capriati
La dinamica dell’agguato, avvenuto intorno alle 21:30 di giovedì 30 aprile, non lascia spazio a dubbi sulla matrice del gesto: non si è trattato di una rapina finita male né di una lite degenerata. I killer sono entrati con un intento preciso, hanno esploso colpi con armi automatiche (almeno quindici i fori di proiettile repertati dalla Scientifica) e poi sono fuggiti a bordo di un’auto scura, probabilmente assistiti da un complice alla guida. Gli inquirenti inquadrano l’episodio nella faida sanguinaria che oppone due consorterie criminali baresi: da un lato il clan Strisciuglio, storicamente radicato a Carbonara, e dall’altro i Capriati, egemoni nel centro storico del capoluogo pugliese. La scintilla di questa nuova escalation, come ricostruito anche dalle intercettazioni e dai precedenti giudiziari, risalirebbe all’omicidio di Filippo Scavo, avvenuto il 19 aprile scorso all’interno di una discoteca di Bisceglie.
Paura tra i tavoli e fuga rocambolesca del bersaglio vero
A differenza di quanto accaduto in altri agguati, dove le vittime designabili se ne stanno al chiuso, questa volta il bersaglio è riuscito a sottrarsi alla morte grazie a un riflesso fulmineo. Mentre i sicari facevano fuoco, forse convinti di averlo centrato, il titolare del ristorante si è riparato in un ripostiglio, lasciando che Angelo Pizzi – un uomo incensurato, descritto da amici e parenti come una persona “mite, seria e onesta” – venisse crivellato dai colpi. Nel locale, al momento della sparatoria, erano presenti almeno cinque clienti, tra cui una comitiva di turisti inglesi che non hanno assistito direttamente alla scena trovandosi in una saletta attigua, ma che hanno sentito il rumore secco delle esplosioni. Pizzi, che lascia una compagna e una figlia, è stato raggiunto prima da quattro colpi e poi, pare, finito mentre era già agonizzante a terra.
La morsa dello Stato: dieci carabinieri in più e un nuovo posto di polizia
Il fatto di sangue, verificatosi in un pubblico esercizio nel cuore cittadino, ha costretto le istituzioni a una mobilitazione straordinaria. Nel primo pomeriggio del 1° maggio 2026, la prefetta della provincia di Barletta-Andria-Trani, Flavia Anania, ha presieduto una riunione d’urgenza del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Al tavolo, attorno al quale si sono seduti il questore Alfredo Fabbrocini, il comandante provinciale dei carabinieri Massimiliano Galasso e il sindaco di Bisceglie Angelantonio Angarano, è stata analizzata la situazione di tensione che da settimane tiene banco nel nord Barese. Per rispondere all’emergenza, è stato deciso un immediato rafforzamento dei dispositivi di controllo: dieci militari dell’Arma andranno a incrementare l’organico della compagnia di Bisceglie, mentre l’iter per l’apertura di una nuova postazione fissa della Polizia di Stato è stato accelerato, al fine di presidiare un territorio che, negli ultimi tempi, ha mostrato tutte le sue fragilità.
Le indagini, tra moventi e collegamenti con i colpi di Bari Vecchia
Mentre i rosari di fiori anonimi spuntano all’ingresso del locale sequestrato, i carabinieri del Nucleo investigativo di Trani stanno visionando ora per ora i filmati dei sistemi di videosorveglianza della zona, cercando di tracciare il percorso dell’auto usata dai killer. La pista, come detto, rimane quella della vendetta trasversale: la guerra tra Strisciuglio e Capriati non è mai sopita, e anzi si è riaccesa con una virulenza inaudita negli ultimi venti giorni, costellati da agguati, ferimenti e colpi esplosi persino tra i vicoli di Bari Vecchia durante i festeggiamenti del patrono. In questo contesto, Angelo Pizzi rappresenta l’ennesima vittima innocente di un conflitto che non lo riguardava; egli era l’ombra dietro la quale i sicari hanno scambiato il vero obiettivo, un errore macroscopico che ora la Dda di Bari cerca di trasformare in un’opportunità investigativa per risalire ai mandanti.




