Jaguar Land Rover taglia 4.000 posti di lavoro, il 10% della forza lavoro globale

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il gruppo automobilistico britannico Jaguar Land Rover (JLR), controllato dal colosso indiano Tata Motors, ha annunciato un piano di ristrutturazione che prevede il taglio di circa 4.000 posti di lavoro a livello globale nell'arco dei prossimi due anni. La misura, che rappresenta tra l'8 e il 10% dell'intera forza lavoro del gruppo, è stata resa necessaria da un contesto operativo estremamente difficile, segnato da una combinazione letale di fattori esterni e scelte strategiche che hanno messo a dura prova i conti dell'azienda.

La maggior parte delle uscite, pari a circa 4.000 unità su un totale di oltre 40.000 dipendenti sparsi per il mondo, sarà concentrata nel Regno Unito, dove il marchio di lusso conta circa 30.000 lavoratori. L'intervento, come reso noto dall'azienda, mira a generare risparmi per 1,7 miliardi di sterline (equivalenti a circa 2 miliardi di euro) nell'arco di due anni, con l'obiettivo dichiarato di abbassare il punto di pareggio operativo a circa 300.000 veicoli venduti all'anno, una cifra che testimonia la contrazione dei volumi rispetto al passato.

Le cause della crisi tra dazi, cyberattacco e crollo delle vendite

Le ragioni che hanno spinto Jaguar Land Rover a intraprendere questo drastico percorso di ridimensionamento sono molteplici e si sono accumulate nell'ultimo anno. Un ruolo determinante è stato giocato dall'aumento dei dazi doganali imposti dagli Stati Uniti, il principale mercato di sbocco per il costruttore britannico, che ha reso le sue vetture meno competitive e ha persino costretto l'azienda a sospendere temporaneamente le consegne oltreoceano.

A questo si è aggiunto un grave attacco informatico subito nell'autunno del 2025, che ha paralizzato la produzione per oltre un mese, causando danni stimati in circa 260 milioni di sterline e mettendo in ginocchio l'intera catena di fornitura. Il governo britannico era intervenuto per tamponare l'emergenza, concedendo una garanzia sui prestiti che ha permesso di sbloccare fino a 1,5 miliardi di sterline per sostenere la produzione, ma il danno economico e di immagine si è rivelato profondo.

A complicare ulteriormente il quadro si sono aggiunti il calo delle vendite in Cina, le interruzioni logistiche dovute al conflitto in Medio Oriente e un incendio presso un fornitore chiave, elementi che hanno contribuito a far precipitare i conti dell'esercizio 2025/2026, chiuso con una perdita netta di 244 milioni di sterline, un dato che contrasta nettamente con l'utile di 1,8 miliardi di sterline registrato l'anno precedente.

L'errore di valutazione sulla transizione elettrica di Jaguar

Tra le cause endogene della crisi, la decisione di convertire il marchio Jaguar in un brand esclusivamente elettrico, una scelta strategica che ha finito per azzerare le vendite nella fase di transizione, alimentando una crisi che ora si tenta di arginare con i licenziamenti.

Il gruppo, nonostante le difficoltà, sembra intenzionato a proseguire sulla strada dell'elettrificazione, come dimostra la presentazione, avvenuta il 1° settembre 2026, della prima Range Rover Electric, uno dei SUV a batteria più costosi sul mercato, la cui produzione è già partita nello stabilimento di Solihull, nel Regno Unito.

La scelta di trasformare Jaguar in un marchio 100% elettrico, sebbene ambiziosa, non ha ancora dato i frutti sperati, contribuendo in maniera significativa al crollo dei volumi e alla conseguente necessità di ridurre i costi e il personale.

Le modalità dei tagli e le prospettive future

Il piano di riduzione degli organici, che coinvolgerà principalmente il personale impiegatizio e dirigenziale nelle aree di ingegneria, IT, comunicazione, vendite, risorse umane e marketing, senza coinvolgere direttamente gli addetti alla produzione, verrà gestito inizialmente attraverso un programma di buonuscite e incentivi all'esodo volontario, con proposte che saranno disponibili per i dipendenti interessati fino al 4 ottobre 2026.

L'amministratore delegato di JLR, PB Balaji, ha garantito che l'azienda si impegnerà a gestire le uscite "con cura, equità e rispetto". Tuttavia, il gruppo non ha escluso la possibilità, se il programma volontario non dovesse raggiungere gli obiettivi prefissati, di ricorrere a licenziamenti forzati per completare il ridimensionamento.

Parallelamente ai tagli, Jaguar Land Rover sta cercando di rafforzare la propria presenza sul mercato statunitense, raggiungendo un accordo con Stellantis per sviluppare congiuntamente alcuni modelli, con la prospettiva di poter utilizzare gli stabilimenti del gruppo italo-francese in Nord America. L'annuncio di JLR arriva a pochi giorni di distanza dal maxi-piano di ristrutturazione di Volkswagen, che prevede la soppressione di circa 50.000 posti di lavoro in tutto il mondo, confermando un momento di profonda turbolenza per l'intero settore automobilistico europeo, alle prese con la doppia sfida della transizione tecnologica e dell'incertezza geopolitica.

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