Caserta, perquisizioni per due ex consiglieri tra appalti e vecchi ricatti
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Redazione Interno
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Nel capoluogo di Terra di Lavoro si riaccendono i riflettori – e non certo per caso, visto il recente passato giudiziario dell’ente – su una vicenda che già aveva portato allo scioglimento del Comune per infiltrazioni camorristiche nell’aprile del 2025. I carabinieri del Nucleo Investigativo hanno eseguito perquisizioni domiciliari nelle abitazioni di Biagio Esposito, 85 anni, figura di lungo corso che ha ricoperto le cariche di assessore e consigliere comunale, e della figlia Dora Esposito, anch’lei ex consigliera durante la giunta guidata dal sindaco Carlo Marino. L’operazione, che s’inserisce in un più ampio filone d’inchiesta per corruzione, ha riacceso l’attenzione su un sistema politico-amministrativo già dichiarato morto per la prima volta dalla prefettura, salvo poi ritrovarsi a fare i conti con nuovi capitoli giudiziari.
L’ombra del “deus ex machina” e l’inchiesta che non si ferma
Secondo gli atti della Procura di Santa Maria Capua Vetere, Biagio Esposito non sarebbe stato un semplice amministratore di lungo corso, bensì una sorta di “regista occulto” della politica casertana: i magistrati lo hanno definito il “deus ex machina” capace di esercitare pressioni sull’ex primo cittadino Marino, finito suo malgrado al centro di una rete presuntivamente illegale. La complessa indagine – che aveva già portato alla sospensione del consigliere regionale di Forza Italia, Giovanni Zannini, costretto a lasciare la Campania per un domicilio in Abruzzo dopo la decisione del Gip confermata dal Riesame – sta toccando uno dopo l’altro molti Comuni della Terra di Lavoro. Zannini, lo ricordiamo, aveva ramificato i propri interessi in diverse amministrazioni locali; ora le perquisizioni a casa degli Esposito aggiungono un tassello che riguarda da vicino il periodo dell’amministrazione Marino.
Il ruolo dell’ex sindaco Marino e la pressione subita
Dora Esposito, che siedeva in consiglio proprio mentre il padre Biagio era già un punto di riferimento per una certa politica di scambio, si trova adesso al centro di accertamenti patrimoniali e documentali: i militari hanno setacciato carte e supporti informatici cercando tracce di accordi illeciti legati ad appalti o a nomine. Non si tratta di un’inchiesta nata ieri, ma di una sorta di mappa vivente del malaffare provinciale, dove ogni perquisizione segue la logica dei rapporti incrociati tra vecchi consiglieri, imprenditori compiacenti e figure regionali. L’ex sindaco Marino, che aveva già denunciato di essere stato “sotto ricatto” proprio da alcuni dei soggetti ora indagati, vede così confermata – almeno nelle mosse degli inquirenti – la gravità di un sistema che non arretrava neppure davanti alle minacce.
Un passato di scioglimento e un presente di interrogatori
Quel che colpisce, in questa nuova fase delle indagini, è la continuità tra l’inchiesta madre su Zannini – la cui posizione è blindata dall’allontanamento dalla Campania – e le ramificazioni casertane. Biagio Esposito, nonostante l’età avanzata, risulta ancora un punto di raccordo per trame locali che la Procura sta ricostruendo pezzo dopo pezzo. Dora, dal canto suo, ha ereditato un ruolo politico che oggi la espone a verifiche serrate: nessuno dei due risulta ancora arrestato, ma le perquisizioni rappresentano un atto dovuto in un procedimento che ha già portato a sequestri di documenti sensibili. Resta sullo sfondo, ma mai troppo, il ricordo dello scioglimento del Comune nell’aprile 2025: un evento che non è stato un punto d’arrivo, bensì l’inizio di una serie di controlli a ritroso su amministratori che – come gli Esposito – avevano incrociato la loro strada con quella di Marino e dei suoi presunti ricattatori.




