Ecosistema Urbano 2025: Trento guida una classifica che misura il passo mancato delle città italiane
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Redazione Interno
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La fotografia scattata dall’edizione 2025 di Ecosistema Urbano, il rapporto di Legambiente realizzato con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore, ritrae un’Italia cittadina che, nel suo insieme, arretra lievemente sul fronte della sostenibilità ambientale. Presentato domenica 20 ottobre, lo studio storico – che da tre decenni analizza le performance dei 106 capoluoghi di provincia – si basa su 19 indicatori raggruppati in sei macro-aree: dalla qualità dell’aria alla gestione delle acque e dei rifiuti, passando per la mobilità, l’ambiente urbano e l’energia. Il punteggio finale, calcolato su una base ideale di 100 punti che nessuna realtà, quest’anno, è riuscita a sfiorare, nemmeno parzialmente: il risultato migliore, infatti, non supera la soglia dell’80%, segnando un generale passo indietro rispetto alle ambizioni.
Il podio e le luci al Nord, con alcune ombre
A guidare la graduatoria, che assegna un indice di salute ambientale a ciascun centro, si trovano Trento, Mantova e Bergamo, le quali, pur prime in classifica, evidenziano proprio con il loro punteggio come il traguardo di una reale sostenibilità sia ancora distante. Se il Nord Italia nel suo complesso ottiene risultati migliori rispetto al Sud, non mancano le eccezioni che interrompono questo schema geografico, casi in cui le criticità locali producono performance in netto contrasto con il contesto regionale. Verona, ad esempio, si conferma tra le peggiori del Settentrione, un dato che si ripete ormai da diversi anni e che la colloca in una posizione anomala se paragonata a quella dei vicini capoluoghi.
Le criticità croniche del Centro e del Lazio
Scendendo lungo la penisola, la situazione si fa più complessa e Roma, piazzatasi al sessantacinquesimo posto per il secondo anno consecutivo, incarna alcune delle difficoltà più acute. La Capitale, che nel Lazio detiene il primato negativo per la concentrazione di biossido di azoto – un inquinante principalmente riconducibile ai motori diesel – e per il numero di automobili per abitante, con un rapporto di 68 ogni 100 cittadini, mostra un volto sofferente. Allo stesso modo, la provincia di Frosinone si distingue per i livelli di Pm10, le polveri sottili che compromettono la salubrità dell’aria. Un altro fronte critico, quello idrico, vede la provincia di Latina primeggiare in negativo per le perdite di rete: ben il 68,1% dell’acqua immessa negli acquedotti si disperde prima di giungere ai rubinetti, un dato che colloca il territorio tra i peggiori d’Italia per un problema strutturale che perdura da decenni.
Uno sguardo d’insieme sulle performance ambientali
Il dossier, che valuta i capoluoghi principalmente in base alla presenza di inquinanti nell’aria e nell’acqua e all’igiene urbana, delinea dunque un panorama a macchia di leopardo, dove le eccellenze faticano a decollare e le criticità appaiono spesso radicate e di difficile soluzione. La classifica, nel suo complesso, serve da termometro per misurare lo stato di avanzamento delle politiche locali, ma il leggero calo generale registrato e l’assenza di punteggi elevati suggeriscono come il cammino da compiere sia ancora lungo e richieda, oltre agli sforzi delle amministrazioni cittadine, un coordinamento di più ampio respiro.




