Il decreto sicurezza, le opposizioni alzano i cartelli in Senato e il M5S diserta la commissione: “Farsa che offende”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La giornata politica si è colorata di rosso, a Palazzo Madama, subito dopo il voto che ha dato il primo via libera alla conversione in legge del decreto sicurezza voluto dall’esecutivo. I senatori delle opposizioni – sfilando in Aula con cartelli che riportavano due messaggi asciutti e graficamente essenziali – hanno voluto rendere visibile, quasi teatrale, il loro dissenso: da un lato si leggeva “Governo Meloni: meno sicurezza meno diritti”, dall’altro “Governo Meloni: zero risorse zero sicurezza”. Un’azione corale, rapida, che ha accompagnato l’annuncio di un numero, quello dei favorevoli (96) e dei contrari (46), destinato a diventare il preludio di una corsa parlamentare serrata.

I numeri del primo sì e la corsa contro il calendario

L’approvazione, arrivata nella seduta mattutina, ha trasformato il provvedimento in un oggetto già in viaggio verso Montecitorio. Martedì prossimo, infatti, il testo sarà già in Aula alla Camera, perché l’esecutivo – e con lui la maggioranza che lo sostiene – non vuole lasciare nulla al caso: la scadenza naturale del decreto, fissata al 25 aprile, impone tempi strettissimi, quasi una staffetta tra i due rami del Parlamento. Subito dopo il voto, i senatori dell’opposizione hanno spiegato, con quei fogli rossi alzati come fossero striscioni improvvisati, che la loro protesta non era solo simbolica: contestano la sostanza di un provvedimento che, a loro avviso, unirebbe l’aggravamento delle restrizioni a una dotazione di risorse del tutto inadeguata.

Le modifiche ai coltelli, il divieto e le eccezioni

Nel merito tecnico, il decreto interviene su un capitolo delicato come quello del porto di coltelli. Il Senato ha approvato a maggioranza il disegno di legge di conversione che, di fatto, modifica il regime dei divieti: viene estesa la previsione del “motivo giustificato” anche ai coltelli pieghevoli, purché dotati di lama pari o superiore a cinque centimetri, con un solo taglio, punta acuta e meccanismo di blocco. Restano fuori – e quindi ancora vietati – i coltelli a scatto, quelli camuffati, occultati in altri oggetti, a farfalla o apribili con una sola mano. Nessuna distinzione chiara, invece, tra il “porto” e il mero “trasporto”, circostanza che ha suscitato perplessità in alcune associazioni venatorie, come la Federcaccia, senza che questo abbia intaccato l’impianto normativo voluto dal governo.

M5S: “Non ci prestiamo a una farsa”, la commissione si ritrova senza i pentastellati

Più radicale la scelta del Movimento 5 Stelle, che ha annunciato – attraverso una nota ripresa dalle agenzie – la decisione di disertare le commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia. I deputati pentastellati non parteciperanno all’esame del decreto sicurezza, e lo hanno motivato con una frase secca: “Non ci prestiamo a una farsa che offende l’intelligenza dei deputati”. Il punto, spiegano, è che le commissioni si troveranno a discutere un provvedimento del quale i parlamentari non conoscono ancora il contenuto integrale: il testo, dopo l’approvazione in Senato, non risulta ancora stampato. Una mancanza che, agli occhi del M5S, rende grottesco qualsiasi tentativo di dibattito tecnico.

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