Dl Sicurezza, il governo allenta la norma sui coltelli: ecco quali si potranno portare con giustificato motivo
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Redazione Interno
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La stretta annunciata con l’ultimo decreto sicurezza, quella che doveva mettere un freno al porto abusivo di lame – almeno sulla carta – sta già mostrando i primi cedimenti. Il governo, infatti, mentre riscrive la mappa dei divieti, allarga contemporaneamente il perimetro del cosiddetto «giustificato motivo», creando una zona grigia nella quale alcune tipologie di coltelli, finora considerate fuorilegge, potrebbero tornare a circolare legalmente. Prendiamo il serramanico: lama a un solo taglio, punta acuta, lunghezza non inferiore ai cinque centimetri. È proprio su questo crinale, sottile e tecnico, che corre la nuova linea di confine tra lecito e illecito.
Un divieto meno assoluto per alcune lame
Per lame come quelle descritte – e cioè serramanici con caratteristiche ben precise, non certo i coltelli a scatto o le doppie punte – non scatterà più il divieto assoluto di porto. Almeno, questo è l’effetto pratico delle modifiche in cantiere. Basterà, per chi li detiene, dimostrare una ragione lecita e verificabile: un motivo che, va da sé, dovrà essere esplicitato al momento di un eventuale controllo. La norma, insomma, sposta l’onere della prova sul portatore, ma gli concede una via d’uscita che prima non esisteva. E non è un dettaglio, se si considera l’impianto originario del decreto.
L’ostruzionismo delle opposizioni e i tempi che stringono
Il testo, però, stenta a vedere la luce. Secondo quanto riportato da La Repubblica, il decreto sicurezza 2026 – che include anche misure come l’arresto in flagranza per chi aggredisce i docenti – si trova attualmente in esame presso la commissione Affari costituzionali al Senato. La conversione, in teoria, dovrebbe concludersi entro il 24 aprile. Manca però ancora la seconda lettura alla Camera, e per rispettare i termini il documento dovrebbe arrivare nell’altro ramo del Parlamento tra otto o nove giorni. Un calendario al limite, reso ancora più incerto dall’ostruzionismo delle opposizioni: queste ultime hanno riversato sul testo oltre mille emendamenti, rallentando i lavori in commissione in modo significativo.
L’emendamento sui coltelli potrebbe arrivare direttamente in aula
Ed è qui che la vicenda si fa più tecnica, ma anche più politica. Stando sempre a quanto segnalato da Repubblica, il governo potrebbe decidere di bypassare la commissione – dove il pressing delle opposizioni rischia di paralizzare ogni passo – e presentare direttamente in aula l’emendamento che riduce le restrizioni al porto di coltelli. Non è che di tempo ce ne sia poi molto, tanto che si comincia a non escludere la fine dei lavori in commissione senza mandato al relatore. Tradotto: si potrebbe arrivare all’aula senza un testo definitivo uscito dal lavoro parlamentare, con il rischio concreto che l’emendamento venga votato in un contesto più rapido e meno approfondito.
Le reazioni politiche e lo stallo in commissione
Nel frattempo, le polemiche non mancano. Sara Kelany, di Fratelli d’Italia, ha parlato di «vergognoso ostruzionismo della sinistra», annunciando che il partito difenderà il decreto «a spada tratta». Più nel dettaglio, la stessa Kelany ha definito «becero» il boicottaggio dei lavori in commissione, aggiungendo che quanto sta accadendo in commissione Affari costituzionali al Senato – dove l’esame del decreto procede a rilento – è indecoroso. Le opposizioni, dal canto loro, continuano a presentare rilievi e modifiche, consapevoli che ogni giorno guadagnato allontana la data di approvazione definitiva. Il governo, però, sembra intenzionato a giocare la carta dell’aula, lì dove il controllo dei tempi è più saldo e l’ostruzionismo tecnico risulta più difficile da praticare.




