Il governo valuta il ritorno al carbone, l’Europa allenta i target sul gas
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Redazione Esteri
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Bruxelles ha impresso una svolta pragmatica alla gestione della crisi energetica continentale, spingendo gli Stati membri a prepararsi per il prossimo inverno con un approccio che, pur nella cautela, riconosce apertamente i margini di flessibilità già esistenti nei regolamenti comunitari. Di fronte a mercati nervosi e all’instabilità cronaca in Medio Oriente – un’area cruciale per i transiti marittimi del gas liquefatto – la Commissione europea ha ufficialmente invitato i governi a sfruttare questi spazi normativi, suggerendo di abbassare l’obiettivo di riempimento dei depositi di gas all’80%, laddove il consueto parametro di sicurezza era fissato al 90%. L’inverno, va detto, è finito da appena due giorni, ma il messaggio lanciato lunedì 23 marzo è inequivocabile: la stagione di ricostituzione delle scorte va avviata subito, in modo coordinato e senza attendere i consueti ritmi stagionali, per arginare la volatilità che il conflitto in corso rischia di amplificare.
La flessibilità di Bruxelles e il nodo della sicurezza energetica
La scelta dell’esecutivo europeo, formalizzata in una nota stampa indirizzata all’Agenzia Opinione, si fonda su una valutazione che definisce “protetta” la sicurezza delle risorse energetiche dell’Unione, almeno in questa fase. Un ottimismo condizionato, però, dalla limitata dipendenza diretta delle importazioni comunitarie dall’area in conflitto e dal fatto che le navi di Gnl transitanti dallo Stretto di Hormuz prima dell’escalation hanno già garantito una certa continuità. Bruxelles, con questo richiamo a “iniziare a prepararsi”, non fa che rendere operativo un principio di prudenza: si chiede agli Stati di non farsi cogliere impreparati, utilizzando appieno le deroghe possibili per accumulare riserve nei mesi primaverili ed estivi, tamponando così le tensioni sui prezzi che, nei periodi di picco della domanda, hanno storicamente penalizzato le economie più fragili del continente.
Le contromisure dell’Italia tra carbone e diplomazia energetica
Mentre Bruxelles definisce le nuove linee guida, l’Italia sta mettendo in campo una strategia che combina realismo politico e ricerca di fonti alternative. Sul tavolo del governo, infatti, torna l’ipotesi di un ritorno al carbone – una fonte da molti considerata superata ma che, in situazioni di emergenza, rappresenta un volano per ridurre l’esposizione alle oscillazioni del mercato del gas – mentre si rafforza il fronte diplomatico. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è volata ad Algeri per blindare le forniture con il principale fornitore africano, in un contesto in cui l’asse mediterraneo si conferma strategico per diversificare gli approvvigionamenti. Le interlocuzioni con l’Algeria, del resto, si inseriscono in un quadro di relazioni già consolidate, ma che l’attuale scenario internazionale – con la rielezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti e le sue ricadute sulle politiche energetiche globali – rende ancora più centrale per garantire stabilità.
La corsa agli stoccaggi e l’ombra del Medio Oriente
L’ombra del Medio Oriente, con le sue “perturbazioni energetiche” citate dalla Commissione, condiziona pesantemente le scelte di breve periodo. Il conflitto in corso non solo minaccia le rotte commerciali, ma alimenta una volatilità che gli Stati membri tentano di contrastare con strumenti normativi, come appunto l’abbassamento del target di riempimento. Per l’Italia, che ha una capacità di stoccaggio strategico tra le più rilevanti in Europa, l’invito di Bruxelles si traduce in un’accelerazione operativa: riempire gli stoccaggi all’80% – anziché attendere di raggiungere il tradizionale 90% – significa guadagnare tempo e ridurre il rischio di acquisti speculativi sui mercati internazionali. È una partita che si gioca tra la gestione dei flussi di Gnl, la riapertura del capitolo carbone e la capacità di tenere insieme l’approvvigionamento con il mantenimento di prezzi accessibili per le imprese e le famiglie.




