Il traffico nello Stretto di Hormuz riprende, ma solo per pochi selezionati passaggi
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Redazione Esteri
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Il blocco dello Stretto di Hormuz, imposto de facto dall’Iran nelle prime fasi del conflitto con Stati Uniti e Israella, non è più così totale come sembrava. Nelle ultime ore, infatti, si sono susseguiti diversi transiti di petroliere e navi cargo che, battendo bandiera di nazioni considerate non ostili a Teheran, hanno ottenuto il via libera per attraversare quel tratto di mare dal quale transita circa un quinto del petrolio mondiale. Si tratta di un’apertura controllata e mirata, più che di una reale riapertura della via d’acqua, che sta contribuendo a calmierare in parte i prezzi dell’energia, sebbene centinaia di altre imbarcazioni rimangano ferme ai lati dello stretto in attesa di sviluppi.
Tra i primi a beneficiare di questa parziale riapertura ci sono state le navi indiane. Due unità battenti bandiera indiana, cariche di gas di petrolio liquefatto, hanno attraversato lo stretto nelle prime ore del 14 marzo e sono attualmente dirette verso i porti della costa occidentale dell’India. La conferma è arrivata direttamente dal ministero indiano dei Trasporti marittimi per bocca del segretario speciale Rajesh Kumar Sinha, il quale ha sottolineato come l’attraversamento sia avvenuto in sicurezza. Una di queste, la Nanda Devi, con le sue 46.500 tonnellate di Gpl, è giunta al largo di Vadinar, nel Gujarat, dove è in programma un trasbordo nave-nave. Il giorno precedente era già approdata a Mundra un’altra nave, la Shivalik, con un carico simile, a dimostrazione di un flusso che, seppur limitato, sembra essersi stabilizzato per quanto riguarda le forniture destate a Nuova Delhi. Il merito, come spiegato dal capo ufficiale della Nanda Devi, è di un’operazione congiunta che ha visto la collaborazione tra la marina indiana e quella iraniana per garantire un passaggio sicuro.
Petroliere greche e pakistane nel mirino della diplomazia del petrolio
Non è solo l’India, però, ad aver strappato un lasciapassare per le sue navi. Un caso emblematico è quello della petroliera Karachi, una nave della classe Aframax gestita dalla Pakistan National Shipping ration. Carico di greggio della Abu Dhabi National Oil Company prelevato all’isola di Das, ha attraversato lo stretto il 15 marzo, e l’aspetto più rilevante è che lo ha fatto con il sistema di localizzazione AIS attivo, trasmettendo la propria posizione in tempo reale. Un comportamento, questo, che va in netta controtendenza rispetto alla stragrande maggioranza delle navi che, per non essere individuate o per evitare possibili attacchi, preferiscono spegnere i transponder. Secondo la piattaforma di monitoraggio MarineTraffic, si tratta della prima nave cargo non iraniana a compiere un transito del genere in queste settimane di crisi, trasmettendo il segnale. Un segnale, quello della Karachi, che potrebbe indicare come per alcuni carichi, probabilmente quelli destinati a paesi che mantengono buoni rapporti diplomatici con Teheran, sia stato negoziato un salvacondotto.
Pochi giorni prima, inoltre, un’altra petroliera, la Shenlong, gestita da un operatore greco e battente bandiera liberiana, aveva lasciato Ras Tanura, in Arabia Saudita, con un carico di un milione di barili di greggio diretto a Mumbai. Anche in quel caso, come confermato dai dati della piattaforma Kpler, la nave era riuscita a superare il blocco, sebbene per farlo avesse dovuto spegnere il segnale AIS durante la parte più delicata della traversata. La Shenlong è poi riapparsa nei pressi delle coste indiane, dove è stata accolta al porto di Mumbai. Questi movimenti, seppur apparentemente scollegati tra loro, delineano il quadro di una strategia iraniana volta a non inimicarsi alcune potenze regionali e globali, pur mantenendo chiuso il rubinetto per i paesi considerati nemici.
Il ruolo di Pakistan ed Emirati Arabi in un equilibrio fragile
Particolarmente delicata è la posizione del Pakistan, che si trova a dover bilanciare i suoi storici legami con l’Arabia Saudita, con la quale ha un patto di difesa reciproca, e la necessità di non rompere con l’Iran, suo vicino. Il transito della Karachi è stato infatti accompagnato da un ringraziamento pubblico del ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi, che ha espresso solidarietà al governo e al popolo pakistano per la loro vicinanza in quelle che Teheran definisce le "aggressioni" americane e israeliane. Un ringraziamento che arriva nonostante la marina pakistana abbia avviato operazioni proprie per la salvaguardia delle rotte commerciali nella zona, e che suggerisce l’esistenza di canali di comunicazione aperti tra le autorità navali dei due paesi.
La situazione, però, resta fluida e contraddittoria. Lo stesso giorno in cui Araghchi ringraziava Islamabad, ribadiva in un’intervista che lo Stretto di Hormuz rimane chiuso per i "nemici e i loro sostenitori". E mentre una nave con greggio degli Emirati Arabi Uniti, come la Karachi, veniva lasciata passare, un deposito di stoccaggio di petrolio a Fujairah, sempre negli Emirati, veniva colpito da un drone. Un attacco che le autorità locali hanno prontamente attribuito all’Iran, confermando come la distinzione tra "amici" e "nemici" sia labile e mutevole. L’amministrazione Trump, dal canto suo, osserva e valuta, con il segretario al Tesoro Scott Bessent che ha confermato il passaggio di alcune navi indiane e cinesi, mentre il presidente Donald Trump ha ventilato l’ipotesi di scorte armate per i tanker, una minaccia che, se attuata, potrebbe inasprire ulteriormente il confronto in quelle acque.




