Il governo prepara il decreto sicurezza: zone rosse e stretta sui coltelli

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il governo punta a varare, entro la fine del mese, un nuovo decreto sicurezza che si annuncia come uno degli interventi più incisivi degli ultimi anni, il cui cardine ruota attorno all'istituzione di "zone rosse" nelle aree considerate critiche delle città, a partire dai principali scali ferroviari. L'obiettivo dichiarato, come si evince dalla bozza, è quello di impedire il ripetersi di episodi di violenza che hanno insanguinato alcune stazioni, dall'omicidio del capotreno a Bologna all'aggressione mortale del funzionario ministeriale a Roma Termini, senza dimenticare i gravissimi atti di vandalismo che hanno colpito lo scalo di Milano Centrale. Queste aree, soggette a speciali controlli, potranno infatti essere interdette alla presenza di pregiudicati o di soggetti ritenuti pericolosi per l'ordine pubblico.

Un pacchetto di 65 articoli tra decreto e disegno di legge

Il provvedimento, che non è stato discusso nell'ultimo Consiglio dei ministri e il cui esame è stato rinviato, si compone di un corpus normativo ampio e articolato, ben 65 articoli suddivisi tra un decreto legge immediatamente operativo e un disegno di legge che ne segue l'iter parlamentare. Una mole di testo che, al di là della presentazione pubblica incentrata sull'emergenza criminalità minorile e sul contrasto alla diffusione di armi bianche, sembra voler affrontare questioni di più ampio respiro. Alcuni osservatori, infatti, parlano di un "plateale fumo negli occhi" rispetto alle misure sui coltelli, sostenendo che il bersaglio principale dell'operazione sia in realtà un altro.

Pene fino a tre anni per il porto abusivo di strumenti da taglio

Tra le novità più stringenti, il pacchetto prevede norme molto più severe per il possesso e il trasporto di coltelli e altri strumenti da taglio, con pene che potrebbero arrivare fino a tre anni di reclusione per i casi più gravi. Il ministro dell'Interno ha confermato l'imminente varo del decreto, ribadendo l'intenzione di blindare le aree sensibili, una misura che di fatto normalizza l'esclusione coattiva di alcune persone da luoghi pubblici centrali. Questa impostazione, che alcuni critici non esitano a definire come un passo verso lo "stato di polizia", solleva perplessità in chi vede nella prevenzione generalizzata un possibile vulnus alle libertà individuali.

La misura delle zone rosse e le polemiche sul controllo delle manifestazioni

L'articolo uno del decreto, che disciplina l'istituzione delle zone rosse, rappresenta dunque il perno dell'intero impianto normativo, una risposta che il governo definisce di necessaria fermezza dopo fatti di cronaca nera che hanno scosso l'opinione pubblica. Tuttavia, la vastità del pacchetto e alcune sue disposizioni hanno alimentato il sospetto che, al di là della sicurezza nelle stazioni, si celi un obiettivo ulteriore: aumentare il controllo e limitare la possibilità di svolgimento delle manifestazioni di piazza, rendendo più agevoli per le forze dell'ordine le operazioni di dispersione e identificazione. Il testo, nella sua completezza, dovrà ora affrontare il vaglio del Consiglio dei ministri e, successivamente, quello parlamentare.

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