La marina israeliana intercetta la Sumud Flotilla, il video dell’abbordaggio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La lunga navigazione della Global Sumud Flotilla, un convoglio che aveva tra i suoi scopi dichiarati quello di forzare il blocco navale imposto da Israele sulla Striscia di Gaza, si è interrotta bruscamente nella notte di mercoledì. Le acque internazionali al largo dell’isola di Creta, a centinaia di miglia nautiche dalle coste israeliane, sono state il teatro dell’intervento delle forze di difesa israeliane. Le navi militari hanno avvicinato i mezzi della spedizione – composta secondo i dati in possesso degli organizzatori da decine di imbarcazioni – utilizzando farelli potentissimi e disturbando le comunicazioni radio di bordo, come hanno confermato gli stessi attivisti in diretta sui canali social della missione.

La dinamica dell’abbordaggio in mare aperto

Non si trattava di un semplice avvistamento ravvicinato, bensì di un vero e proprio blocco operativo. Secondo quanto riferito dalla flottiglia, le motovedette, qualificandosi come forze israeliane, hanno puntato fasci laser e armi di assalto semiautomatiche contro i partecipanti, ordinando loro di mettersi in ginocchio con le mani alzate sotto la minaccia delle armi. Una tensione palpabile, documentata da video amatoriali che mostrano il buio della notte mediterranea rotto dalle luci dei natanti militari e dalle voci concitate degli attivisti che chiedevano aiuto sulle frequenze ormai disturbate. Si tratta, per fonti della sicurezza di Tel Aviv, della più lontana operazione di questo tipo mai condotta dalla marina militare, a dimostrazione della determinazione nel bloccare la rotta verso Gaza ben prima che il convoglio potesse avvicinarsi alle acque territoriali contese.

La testimonianza del dottor Coletta e la missione umanitaria

Tra i partecipanti a questa spedizione – che gli organizzatori definiscono come la più grande mobilitazione civile marittima mai tentata – figurava anche un medico italiano, il dottor Alfonso Coletta, anestesista in pensione. L’uomo, classe 1948, aveva espresso nei giorni precedenti la sua motivazione: portare assistenza medica e aiuti umanitari a una popolazione provata da oltre due anni di guerra e carestia. “Tra pochi giorni andrò in missione con la Flotilla. Non posso dire da dove partiremo, non so nemmeno esattamente quando”, aveva dichiarato a testate locali, sottolineando la sua volontà di non restare fermo di fronte a quella che considera una tragedia umanitaria. La sua presenza, insieme a quella di circa un migliaio di attivisti provenienti da diverse nazioni, rappresenta il tentativo di creare un corridoio marittimo alternativo, anche se le autorità israeliane contestano la legittimità di tale rotta.

Accuse di pirateria e sviluppo degli eventi

Il punto di svolta si è verificato quando le radio di bordo hanno smesso di funzionare. La chat interna della flottiglia riportava la notizia che le imbarcazioni di testa erano state accerchiate e che i militari stavano procedendo all’abbordaggio, sequestrando di fatto il controllo delle navi. Dalla sponda opposta, la radio dell’esercito israeliano ha confermato l’inizio dell’intercettazione, specificando che diverse imbarcazioni (si parla di almeno sette mezzi finora bloccati) erano già state prese d’assalto dalla marina militare. L’operazione, descritta dagli organizzatori con il termine “pirateria internazionale” – data la distanza dalle zone di conflitto dichiarate – prosegue senza che al momento vi sia una dichiarazione ufficiale conclusiva sullo stato delle decine di attivisti trattenuti, né sul destino degli aiuti umanitari caricati nelle stive dei natanti.

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