La marina israeliana intercetta la “Sumud Flotilla” e il video dell’abbordaggio in acque internazionali

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È accaduto nel cuore della notte, a centinaia di miglia nautiche dalla costa più vicina di Gaza, quando la marina militare israeliana – muovendosi con una rapidità che ha colto di sorpresa gli stessi organizzatori – ha intercettato le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla. L’operazione, condotta al largo dell’isola di Creta, ha trasformato quella che doveva essere una missione umanitaria in un blitz navale dai contorni giuridicamente spinosi: gli attivisti a bordo hanno raccontato, attraverso i canali social ancora funzionanti, che le loro comunicazioni sono state disturbate prima ancora di avvistare i motoscafi. Poi sono arrivate le fregate e, con esse, l’ordine secco di spostarsi sul davanti delle barche, mettendosi in ginocchio con le mani a terra, mentre i militari – autoidentificatisi come “israel” – puntavano laser e armi d’assalto semiautomatiche.

Un abbordaggio contestato e le reazioni della Farnesina

Gli organizzatori della spedizione, che si richiama al principio della disobbedienza civile contro il blocco navale imposto da Israele sull’enclave palestinese, hanno parlato senza mezzi termini di “pirateria internazionale”. E non è solo una questione di parole: l’intercettazione è avvenuta in acque internazionali, lontanissima dalla zona di conflitto, un dettaglio che la stessa diplomazia italiana ha voluto verificare. La Farnesina, infatti, ha chiesto informazioni a Tel Aviv, cercando di ricostruire la dinamica esatta di un abbordaggio che, secondo le fonti della sicurezza israeliana (le quali hanno confermato l’operazione), sarebbe stato perfettamente legittimo. Nessuna dichiarazione ufficiale sul merito, per ora, ma il fatto che il governo italiano abbia attivato i canali diplomatici suggerisce che la questione non verrà archiviata in fretta.

L’anestesista in pensione: “Voglio aiutare, non posso stare fermo”

Tra i partecipanti alla flottiglia – e qui il racconto diventa profondamente umano, quasi intimo – c’è il dottor Alfonso Coletta, anestesista in pensione, classe ’48. Lui stesso aveva annunciato, prima della partenza, di non conoscere né la data esatta né il porto di imbarco: “Tra pochi giorni andrò in missione con la Flotilla. Non posso dire da dove partiremo”, aveva confidato, mostrando quella determinazione tipica di chi non accetta l’inerzia. “Vorrei portare aiuti umanitari e assistenza medica. Io sono sempre stato pro Palestina – ha aggiunto – e chi pensa che tutto sia iniziato il 7 ottobre 2023 sbaglia”. Coletta non è salito a bordo di una nave da crociera, ma di un’imbarcazione destinata a sfidare un blocco navale, con tutto ciò che ne consegue in termini di rischio personale. E proprio per questo la sua testimonianza, seppur indiretta rispetto ai fatti dell’abbordaggio, restituisce la posta in gioco: un medico in pensione che non vuole restare fermo di fronte alla devastazione di Gaza, bombardata e stretta dalla carestia da oltre due anni.

Laser, armi e comunicazioni disturbate: la dinamica dell’intercettazione

Secondo quanto denunciato dagli stessi attivisti della Global Sumud Flotilla, l’approccio delle forze israeliane non è stato né negoziato né preceduto da un semplice avviso di sgombero. Le loro imbarcazioni sono state avvicinate da motoscafi militari mentre il sistema di comunicazione – elemento essenziale per qualsiasi navigazione in gruppo – veniva reso inutilizzabile. Poi l’ordine di inginocchiarsi, le armi puntate, i laser che hanno illuminato i ponti. “Si sono autoidentificati come ‘israel’”, hanno scritto su X, sottolineando la singolare dizione in inglese. Nessun ferito è stato segnalato, almeno nelle prime fasi, ma l’aspetto che più farà discutere non è tanto l’uso della forza – contenuta, se confrontata con altri episodi analoghi – quanto la giurisdizione: intervenire in acque internazionali, a così grande distanza dalle proprie coste, apre inevitabilmente interrogativi legali che la Farnesina, sollecitata dall’accaduto, ha già cominciato a esplorare. Resta il fatto che la flottiglia non è mai arrivata a destinazione, e che il blocco navale su Gaza – almeno per questa spedizione – ha retto ancora una volta.

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