La Flotilla bloccata in acque internazionali, il governo italiano chiede la liberazione degli attivisti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’operazione, condotta dalla marina israeliana ai danni della Global Sumud Flotilla, ha trasformato il Mediterraneo orientale in un teatro di tensione diplomatica: le motovedette hanno intercettato e bloccato 22 imbarcazioni della missione umanitaria diretta a Gaza, un intervento avvenuto non nelle acque territoriali di Israele, ma a circa 45 miglia nautiche dall’isola greca di Kythira, una distanza, questa, che secondo i legali degli organizzatori equivalrebbe a circa 670 miglia dai possibili teatri di guerra. Con i 175 attivisti fermati e trasferiti su navi militari – 23 dei quali cittadini italiani, tra cui figura anche la volontaria Angela Marsano, partita da Bologna – l’annuncio del ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar è arrivato a sorpresa dopo quasi venti ore di stallo; lo stesso Saar ha dichiarato che, in coordinamento con il governo greco, le persone trattenute saranno sbarcate in Grecia, nei porti dell’isola di Creta, invece di essere condotte nel porto israeliano di Ashdod.

Il raid in acque internazionali e la reazione dell’Europa

Ciò che rende giuridicamente spinosa l’intercettazione – come denunciato nelle ore immediatamente successive all’abbordaggio – è proprio la localizzazione del fermo: le imbarcazioni, partite con l’intento di forzare il blocco navale imposto da Israele sulla Striscia di Gaza, navigavano in un tratto di mare considerato di competenza dell’Unione Europea. Oscar Camps, fondatore dell’ong Open Arms, non ha nascosto la propria indignazione; egli ha sottolineato come le imbarcazioni fossero circondate da droni e mezzi militari in una zona Search and Rescue (Sar) di responsabilità europea, aggiungendo che, nonostante i ripetuti Sos, né la guardia costiera greca né l’agenzia Frontex – che pure aveva osservato la scena dall’alto – abbiano materialmente impedito quella che le associazioni definiscono un’azione di “pirateria”. La mancata reazione immediata dell’Unione, di fatto, ha permesso che una forza militare extraeuropea esercitasse la propria giurisdizione in un’area sulla quale Atene vanterebbe poteri di controllo, alimentando la tesi – sostenuta dagli attivisti – secondo cui la missione fosse illegittima solo agli occhi dello Stato ebraico, ma non certo secondo il diritto internazionale del mare.

La posizione del governo italiano e le richieste di Palazzo Chigi

Dal canto suo, l’esecutivo italiano ha rotto il silenzio con una nota di condanna piuttosto netta, sebbene filtrata attraverso i consueti canali diplomatici: nella serata di ieri, Palazzo Chigi ha comunicato ufficialmente la richiesta di liberazione “immediata” per tutti i cittadini italiani illegalmente fermati, insistendo, in particolare, sulla necessità di ottenere “garanzie sull’incolumità fisica delle persone a bordo” e sul “pieno rispetto del diritto internazionale”. Il governo, va detto, ha ribadito il proprio impegno a continuare a fornire aiuti umanitari a Gaza nel quadro della cooperazione bilaterale; tuttavia, la stessa nota sottolinea che l’azione israeliana è stata condotta senza preavviso, cogliendo di sorpresa anche i vertici della Farnesina che stanno ora monitorando la situazione attraverso i canali consolari in Grecia.

Le reazioni mobilitate in Italia e la vicenda della Marsano

L’eco della vicenda ha varcato le aule parlamentari per riversarsi nelle piazze, come dimostra la mobilitazione di migliaia di persone ieri sera a Bologna: il corteo, snodatosi da piazza del Nettuno fino alle strade del centro, chiedeva la liberazione immediata di tutti i componenti della flottiglia e, in particolare, di Angela Marsano. L’ultima immagine diffusa della volontaria – un fotogramma in bianco e nero che la ritrae con un’arma puntata alla schiena prima del sequestro dell’imbarcazione su cui viaggiava – ha innescato una pressione mediatica notevole, tanto che dalle opposizioni sono arrivate richieste formali per un’informativa urgente della premier alla Camera. Nel frattempo, mentre gli attivisti attendono di essere trasferiti su suolo greco, la Procura di Roma ha già aperto un fascicolo di indagine – lo scorso ottobre – per accertare eventuali responsabilità legate ai maltrattamenti subiti durante precedenti missioni e alle modalità dell’intercettazione odierna, una mossa che potrebbe aprire un contenzioso giudiziario parallelo a quello puramente politico.

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