Blocco sul petrolio venezuelano, gli Usa sequestrano la quinta petroliera: il video dell'abbordaggio
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Redazione Esteri
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L'azione navale, meticolosamente pianificata e portata a compimento nelle ore precedenti l'alba da unità della Guardia Costiera statunitense in coordinamento con la Joint Task Force Southern Spear, si è consumata a est del Mar dei Caraibi, in un tratto di acque internazionali che è diventato teatro di un sempre più serrato braccio di ferro. L'obiettivo, la petroliera Olina – che nei suoi trascorsi registra anche il nome di Minerva e che solcava il mare sotto la bandiera di Timor Est – è stata intercettata e poi abbordata, un'operazione della quale sono state diffuse le immagini che mostrano l'avvicinamento e la salita a bordo dei militari.
La strategia di pressione di Washington
Il sequestro della Olina, il quinto in poco più di un mese e il terzo nel giro di una sola settimana, si inscrive in una strategia più ampia e articolata, voluta dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, la quale punta a stringere in una morsa le esportazioni di greggio del Venezuela. L'amministrazione americana, la quale ha ribadito con decisione che saranno Washington a “decidere le compagnie che opereranno in Venezuela”, agisce su un duplice fronte: da un lato impedisce l'elusione delle sanzioni economiche che gravano su Caracas, dall'altro esercita una pressione politica ed economica costante sul governo venezuelano, colpendone la vitale risorsa energetica.
Il profilo della "nave fantasma" e i precedenti sanzionatori
La petroliera appena catturata, stando ai dati di tracciamento marittimo che la collocavano al largo del Venezuela fino a metà novembre, presentava un profilo operativo opaco, tipico di quelle unità che gli analisti definiscono parte di una “flotta fantasma”, la quale viene impiegata per movimentare carichi sottoposti a embargo internazionali. La Olina, del resto, non era nuova a questo genere di attenzioni, poiché era già stata sanzionata in precedenza per il suo coinvolgimento nel trasporto di petrolio di origine russa, circostanza che ne aveva marcato il destino rendendola un bersaglio prioritario per le forze di controllo.
L'operatività nel contesto caraibico
Quest’ultima azione, sebbene condotta in acque internazionali, viene descritta dalle autorità statunitensi come portata avanti “in accordo con Caracas”, una formulazione che lascia intendere un livello, seppur minimo, di coordinamento o almeno di conoscenza da parte venezuelana, mentre la nave tentava di allontanarsi dalla costa nazionale. Il ripetersi di questi sequestri, concentrati in un arco temporale così ristretto, segnala un’intensificazione senza precedenti delle attività di interdizione navale nell'area, trasformando il bacino caraibico in un vero e proprio campo di applicazione della politica di sanzioni di Washington, dove le unità navali fungono da strumento esecutivo della volontà politica.




