La Silc di Trescore Cremasco passa al gruppo americano Attindas
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Redazione Economia
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Una pagina di storia industriale locale si chiude, segnando un passaggio epocale per la Silc Spa, la storica realtà di Trescore Cremasco nata nel 1972 e divenuta un pilastro nell’ambito della produzione di articoli assorbenti per l’igiene personale. L’azienda, che vanta un fatturato stimato intorno ai cento milioni di euro e dà lavoro a oltre trecentosessanta dipendenti, è stata infatti ceduta nella sua interezza al gruppo internazionale Attindas Hygiene Partners, partecipato dal fondo statunitense American Industrial Partners. L’operazione, condotta nella più stretta riservatezza e conclusa senza un previo coinvolgimento delle organizzazioni sindacali – informate soltanto a fait accompli –, ha visto i ventisei soci, eredi dei fondatori e riuniti in più nuclei familiari, affidarsi alla consulenza di Pirola rate Finance per individuare un partner industriale in grado di traghettare la società verso una nuova fase di sviluppo.
Le ragioni strategiche di una cessione
La scelta dei legittimi proprietari, i quali hanno deciso di dismettere le quote dopo più di cinque decenni di attività, muove da una precisa valutazione strategica, dettata sia dalle dinamiche di un mercato in rapida concentrazione, sia dalla volontà di garantire all’impresa le risorse necessarie per un profondo ammodernamento tecnologico. Non si è trattato, dunque, di una semplice dismissione patrimoniale, ma di un percorso finalizzato alla valorizzazione di un know-how produttivo di assoluto rilievo, che richiedeva – per esprimere ulteriori potenzialità – l’ingresso di un soggetto dotato di un solido capitale da investire e di una dimensione globale. Attindas, con il suo chiaro intento di espandere e consolidare la presenza europea, ampliando al contempo la gamma dei prodotti e la base clienti, sembra rispondere appieno a queste esigenze, promettendo di preservare i valori aziendali che hanno contraddistinto la storia della Silc.
La comunicazione ai dipendenti e gli scenari futuri
La notizia del cambio della proprietà è stata ufficializzata ai collaboratori nel corso di una riunione tenutasi giovedì 8 gennaio, un appuntamento organizzato a turni per raggiungere tutti i reparti, durante il quale la nuova proprietà ha illustrato le linee programmatiche. Il tono dell’incontro, stando a quanto trapela, è stato improntato a sottolineare le opportunità derivanti dall’operazione, con particolare enfasi sulla disponibilità di risorse finanziarie fresche destinate all’innovazione degli impianti e dei processi produttivi. Un passaggio, questo, non secondario per un’impresa il cui core business, pur solido, opera in un settore fortemente competitivo e soggetto a continui avanzamenti tecnici, dove l’efficienza e l’aggiornamento rappresentano fattori critici per mantenere le posizioni acquisite.
Il contesto di un territorio e il valore del patrimonio industriale
La vicenda della Silc si inserisce in un quadro più ampio, che vede il tessuto industriale italiano, specie quello costituito da medie imprese a conduzione familiare, fare i conti con le sfide della successione generazionale e della necessaria crescita di scala. La cessione a un grande gruppo estero, per quanto possa suscitare timori legati alla perdita di autonomia decisionale, viene spesso interpretata come una via per salvaguardare la continuità operativa, gli occupati e, in definitiva, il patrimonio di competenze sedimentato nel tempo. Resta da vedere, nei fatti concreti della gestione ordinaria, come il know-how specifico della fabbrica di Trescore Cremasco verrà integrato e valorizzato all’interno dei piani industriali del colosso americano, il quale, dal canto suo, acquisisce non soltanto uno stabilimento, ma un intero bacino di esperienza e una fetta di mercato radicata nel territorio nazionale.




