Il lungo addio di Phil Spencer: lascia Xbox, Asha Sharma è la nuova ceo di Microsoft Gaming

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Si chiude un’era in casa Microsoft, e lo fa con un passaggio di consegne che porta con sé, oltre alla naturale malinconia per un volto storico che se ne va, anche una ventata di novità non priva di interrogativi. Phil Spencer, l’uomo che per dodici anni ha guidato la divisione gaming e che molti appassionati consideravano l’artefice principale della rinascita del brand Xbox dopo i difficili anni di Xbox One, ha deciso di appendere il controller al chiodo. La notizia, rimbalzata in queste ore attraverso i canali ufficiali dell’azienda, parla di un ritiro meditato da tempo – Spencer stesso, in una nota ai dipendenti, ha rivelato di aver manifestato le sue intenzioni a Satya Nadella già nell’autunno del 2025 – e di una transizione studiata per non lasciare nulla al caso. D’altronde, quando si chiude un capitolo lungo 38 anni in azienda, iniziato con un semplice stage nel 1988, non ci si può limitare a una stretta di mano e a un timbro sul foglio di convalida delle dimissioni. E così, lunedì 23 febbraio segnerà l’ultimo giorno di Spencer nel ruolo di CEO di Microsoft Gaming, anche se il suo distacco sarà graduale: rimarrà come consulente almeno fino all’estate, per garantire al nuovo corso di prendere le misure senza inciampi.

Ed è proprio sul nuovo corso che si concentrano ora i riflettori, puntati su una figura che forse ai più risulta nuova, ma che in Redmond conoscono bene. Si tratta di Asha Sharma, fino a ieri alla guida del settore CoreAI di Microsoft, e da oggi ufficialmente nominata EVP e CEO di Microsoft Gaming, con riporto diretto al numero uno Satya Nadella. Una scelta, quella di affidare il timone di una delle divisioni più strategiche per il futuro dell'intrattenimento a una manager con un solido background nelle piattaforme consumer e nell'intelligenza artificiale, che la dice lunga su dove soffi il vento in casa Microsoft. Sharma, che in passato ha ricoperto ruoli di primo piano in Meta e come COO in Instacart, non proviene dalle tradizionali filiere dello sviluppo videoludico, e questo, paradossalmente, potrebbe rivelarsi il suo punto di forza. Nella prima comunicazione interna diffusa ai team di Xbox, la nuova CEO ha parlato con un misto di umiltà e determinazione, due sentimenti che, a suo dire, prova nell'assumere questo incarico: umiltà per l'eredità che raccoglie, e urgenza per le sfide che attendono il settore. Le sue parole, nel promemoria indirizzato a quella che ora è la sua rete, sono state chiare nel definire le priorità: "Siamo custodi di alcune delle storie e dei personaggi più amati nell'intrattenimento", ha scritto, sottolineando l'obiettivo di "riunire giocatori e creatori intorno al divertimento e alla comunità del gaming in modi del tutto nuovi".

Una rivoluzione silenziosa ai vertici: il ruolo di Matt Booty e l'uscita di scena di Sarah Bond

Il terremoto ai piani alti, però, non si è limitato all'avvicendamento al vertice. La riorganizzazione voluta da Nadella ha portato con sé anche altri movimenti significativi, a cominciare dalla promozione di Matt Booty, una vecchia conoscenza per chi segue le vicende di Xbox. Booty, che già gestiva gli Xbox Game Studios, è stato nominato Executive Vice President e Chief Content Officer, una figura chiave che avrà il compito di sovrintendere all'enorme parco di studi di sviluppo, un vero e proprio impero che oggi conta quasi quaranta team tra Xbox, Bethesda, Activision Blizzard e King. La sua nomina, e il fatto che riporterà direttamente a Sharma, delinea un asse operativo chiaro: da una parte la strategia e la piattaforma, dall'altra il cuore pulsante dei contenuti, quei franchise amati come Halo, The Elder Scrolls, Call of Duty e Candy Crush che rappresentano il vero patrimonio su cui Microsoft intende continuare a costruire valore.

Non tutti, però, hanno trovato una nuova collocazione in questo rimpasto. Con una decisione che ha sorpreso molti osservatori, Sarah Bond, presidente di Xbox e figura considerata da più parti come la naturale erede di Spencer, ha lasciato l'azienda. La sua uscita, confermata dallo stesso Spencer nel messaggio di addio, segna una cesura netta. Bond era stata una delle artefici della strategia di espansione di Xbox su nuove piattaforme e del potenziamento del cloud gaming, e il suo nome era spesso accostato a quello del suo mentore nei piani di lungo corso della divisione. Invece, come a volte accade nelle dinamiche dei grandi cambiamenti ai vertici, il suo percorso si è interrotto proprio mentre se ne apriva uno nuovo per Microsoft Gaming. Spencer, nel suo commiato, non ha mancato di ringraziarla per il contributo dato in un "periodo cruciale" per Xbox, ma la strada di Bond proseguirà altrove, lontano dai campus di Redmond.

La nuova rotta di Sharma: tripla promessa tra tradizione e innovazione

Ma cosa significa, in concreto, questo cambio della guardia per i giocatori e per l'industria? Le prime indicazioni arrivano proprio dalla nuova CEO, che nella sua lettera di insediamento ha delineato quelle che saranno le tre stelle polari del suo mandato: realizzare grandi giochi, riportare Xbox al centro della scena e continuare a esplorare il futuro del medium. Un programma che sembra voler tenere insieme due anime, quella più tradizionale legata alla console e ai fan della prima ora, e quella più proiettata verso le evoluzioni tecnologiche e di mercato. In particolare, la promessa di "riconciliarsi con i fan e i giocatori Xbox più fedeli" suona come un messaggio diretto a quella base di utenti che negli ultimi tempi, complice una strategia multipiattaforma sempre più aggressiva, aveva temuto un progressivo abbandono dell'hardware in favore di una logica da "Netflix dei videogiochi" onnicomprensiva. Sharma, al contrario, ha voluto ribadire che il punto di partenza resta la "console", il luogo dove il brand è nato e cresciuto negli ultimi venticinque anni.

Non si tratta, però, di un arroccamento identitario. La nuova CEO ha contestualmente ribadito la necessità di guardare oltre i confini della singola scatola nera sotto la TV. "Il gioco oggi vive attraverso i dispositivi, non entro i limiti di un singolo pezzo di hardware", ha scritto, tracciando una linea di continuità con la visione già espressa in passato da Nadella, quella di un Xbox "come Office", ovvero presente ovunque, su PC, mobile e cloud. L'obiettivo dichiarato è quello di "abbattere le barriere" per permettere agli sviluppatori di "costruire una volta e raggiungere i giocatori ovunque, senza compromessi". Una visione ambiziosa che dovrà fare i conti con un mercato in trasformazione e con le difficoltà contingenti, come il calo dei ricavi dell'hardware e le pressioni tariffarie, ma che nelle intenzioni di Sharma punta a mantenere Microsoft al centro dell'ecosistema videoludico globale, forte di quei 500 milioni di utenti attivi mensili che rappresentano oggi una piattaforma di partenza invidiabile.

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