Strage di Mestre, superati i 20 milioni di risarcimenti alle famiglie delle vittime

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Oltre venti milioni di euro. È la cifra complessiva dei risarcimenti che Allianz, la compagnia assicurativa della società La Linea, ha versato fino a oggi ai familiari delle vittime e ai feriti della strage del cavalcavia di Mestre. A riportarlo è l'emittente locale TgPadova, che nei giorni scorsi ha dato conto anche delle nuove acquisizioni documentali disposte dalla Procura generale.

Era la sera del 3 ottobre 2023 quando un autobus elettrico de La Linea, impegnato in un servizio navetta tra Venezia e il campeggio Hu di Fusina, imboccò la rampa del cavalcavia superiore di Marghera. Dopo aver urtato il guardrail per una cinquantina di metri, il mezzo trovò un varco nella barriera di sicurezza e precipitò nel vuoto per circa quindici metri, ruotando su se stesso e prendendo fuoco. Morirono 22 persone, tra cui l'autista Alberto Rizzotto e tre minori; quattordici rimasero ferite.

Le cifre dei ristori e le azioni di rivalsa

I risarcimenti hanno riguardato persone di diverse nazionalità, con un numero complessivo di beneficiari che supera la decina. Come ricostruito dal Corriere del Veneto, per una parte consistente dei destinatari l'accordo è ormai definitivo, chiuso con una transazione; per altri si tratta ancora di acconti. La compagnia assicurativa, che non si riteneva responsabile già all'indomani della tragedia, ha comunque proceduto ai pagamenti salvo poi annunciare azioni di rivalsa nei confronti del Comune di Venezia, ritenuto l'unico soggetto responsabile dello stato in cui versava il guardrail.

Da Ca' Farsetti, stando a quanto riferito dall'avvocato Mirko Arena nel dicembre 2025, non sarebbe arrivato alcun contributo ai pagamenti.

Il quadro giudiziario e i patteggiamenti in arrivo

Sul fronte penale, la Procura di Venezia ha chiuso l'inchiesta nel dicembre 2025, salendo da quattro a sette indagati, tutti funzionari del Comune con ruoli legati alla viabilità e alla manutenzione della terraferma. Le accuse, a vario titolo, sono di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose e crollo colposo.

Secondo i pubblici ministeri Laura Cameli e Giorgio Gava, gli indagati avrebbero agito con «negligenza, imprudenza e imperizia», omettendo di programmare e attivare controlli costanti sullo stato del cavalcavia e mantenendo una situazione di pericolo strutturale a causa del deterioramento della barriera e della presenza di un varco di circa 2,40 metri. Dall'avviso di conclusione delle indagini è uscito invece il nome di Massimo Fiorese, amministratore delegato de La Linea, per il quale si profila una richiesta di archiviazione.

I legali dei tre dirigenti comunali Simone Agrondi, Roberto Di Bussolo e Alberto Cesaro hanno rivendicato la correttezza del proprio operato e la totale estraneità ai fatti, sottolineando che il varco nella barriera esisteva fin dagli anni Sessanta e che gli accertamenti tecnici hanno individuato nella rottura di un perno dello sterzo del bus l'innesco dell'incidente, circostanza che la Procura non ha però ritenuto di contestare.

In vista dell'udienza fissata per il 7 ottobre, il gip del Tribunale di Venezia sarà chiamato a valutare le richieste di patteggiamento avanzate dai sette imputati, con pene che secondo le indiscrezioni riportate dal Gazzettino resterebbero inferiori ai due anni. L'Associazione italiana familiari e vittime della strada ha preso posizione contro l'accoglimento degli accordi, sostenendo che il patteggiamento precluderebbe un pubblico dibattimento in grado di fare piena luce sulle responsabilità individuali e sugli aspetti legati alla manutenzione dell'infrastruttura.

La presidente dell'associazione, Giuseppa Cassaniti, ha anche lamentato la mancanza di riscontri all'esposto depositato nell'ottobre 2023.

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