Strage di Crans-Montana, il rebus dei risarcimenti tra fondi speciali e una legge "salva Comune"
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Redazione Esteri
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La ricerca di una risposta alla domanda su chi dovrà farsi carico dei risarcimenti per la strage del Capodanno a Crans-Montana, dove persero la vita quaranta giovanissimi e centosedici rimasero feriti, si scontra immediatamente con la sproporzione tra le cifre in gioco e le possibilità economiche dei diretti responsabili. Le capacità patrimoniali dei gestori del locale "La Constellation", Jacques e Jessica Moretti, per quanto possano essere state esaminate, appaiono del tutto inadeguate a sostenere un onere che si stima nell’ordine delle centinaia di milioni di franchi svizzeri. Una somma che, con ogni probabilità, risulterebbe inarrivabile persino per il massimale di un’eventuale polizza di responsabilità civile stipulata per l’attività, lasciando così le vittime e le loro famiglie in un limbo di incertezza su chi possa realmente compensare danni di tale portata.
La beffa del cronometro legislativo
Mentre l’inchiesta della procura generale del Vallese prosegue i suoi accertamenti, allargando il perimetro anche agli aspetti amministrativi, un dettaglio temporale rischia di stravolgere le prospettive di chi cerca giustizia. Come riportato, una nuova legge cantonale sull’edilizia è infatti entrata in vigore nel Vallese esattamente ottantasei minuti prima dello scoppio dell’incendio. Questa norma, che per una coincidenza temporale dal sapore amaro è già stata ribattezzata “legge salva-Comune”, conterrebbe una disposizione cruciale, la quale escluderebbe la responsabilità dell’ente locale per i danni derivanti dalla violazione delle disposizioni di legge da parte dei proprietari degli immobili o dei loro rappresentanti. Un escamotage giuridico, se così si può definire, che potrebbe potenzialmente sollevare il Comune di Crans-Montana da qualsiasi obbligo risarcitorio diretto, deviando l’intero peso della vicenda verso soggetti i cui mezzi, come detto, appaiono di gran lunga insufficienti.
Le parole di un ex presidente
A rompere il silenzio delle istituzioni con un tono di netta condanna è intervenuta, in un’intervista, l’ex presidente della Confederazione svizzera Micheline Calmy-Rey, la quale ha espresso senza mezzi termini un senso di vergogna per quanto accaduto. “Sono andate storte tante cose”, ha affermato, puntando il dito in modo specifico contro “le autorità e i proprietari del bar”, ritenuti responsabili della tragedia. Le sue parole, “Per me, c’è chiaramente un prima e un dopo Crans-Montana. Niente sarà più lo stesso”, sottolineano la gravità di una ferita collettiva e la percezione di una catena di errori che hanno portato a un punto di non ritorno, alimentando il dibattito pubblico sulla necessità di verità e responsabilità precise, al di là degli schemi giuridici.
La via d’uscita del fondo speciale
Din fronte a uno scenario giudiziario e risarcitorio così complesso, segnato da limiti di legge e limiti patrimoniali, si fa strada l’ipotesi di uno strumento straordinario: la creazione di un fondo speciale per le vittime, sul modello di quanto fu fatto in passato per altre grandi tragedie. Questo meccanismo, se attivato, rappresenterebbe una via per garantire almeno un indennizzo alle famiglie, bypassando le lungaggini e le possibili insufficienze delle procedure ordinarie. Tuttavia, la sua stessa eventualità non cancella le questioni di fondo sollevate dall’inchiesta e dalle polemiche, né assorbe l’amarezza per un quadro normativo che, a causa di un sofferto scarto temporale, potrebbe paradossalmente proteggere chi avrebbe dovuto vigilare, lasciando le parti civili in una battaglia per ottenere ciò che, in coscienza, sembrerebbe loro dovuto.
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