Crans-Montana, il conto dei risarcimenti per la strage e l'amaro scontro con le regole

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La dimensione della strage di Capodanno a Crans-Montana, che causò la morte di numerose persone nel rogo della discoteca Le Constellation, comincia a essere misurata anche in termini economici, sebbene il dolore per le vite spezzate e le esistenze sconvolte rimanga incalcolabile. Le prime stime, avanzate da un esperto di diritto, parlano di un conto che le parti civili potrebbero presentare, il quale oscillerebbe tra i seicento milioni e il miliardo di franchi svizzeri, una somma pressoché equivalente in euro. Pascal Pichonnaz, professore all’Università di Friburgo, ha spiegato al quotidiano Le Nouvelliste che tali cifre terrebbero conto, com’è logico, delle spese mediche già sostenute e di quelle future, della perdita di capacità di reddito per le vittime e del danno morale, un capitolo complesso e doloroso da quantificare in denaro. I tempi per arrivare a una effettiva liquidazione, tuttavia, non saranno affatto brevi, poiché si stima che potrebbero essere necessari anche dieci o quindici anni per la conclusione dell’iter civile, il quale seguirà quello penale; un percorso che potrebbe essere accelerato solo da un eventuale accordo tra le parti, raggiunto al di fuori delle aule di tribunale.

I controlli mancati e il peso delle omissioni

Accanto al dibattito sui risarcimenti, procede l’inchiesta per accertare le responsabilità penali, la quale sta facendo emergere, tra l’altro, un contrasto stridente nell’applicazione delle norme di sicurezza. Il Comune di Crans-Montana, infatti, si è dimostrato intransigente nel far rispettare la legge che impone il controllo annuale obbligatorio dei camini domestici, demandato a spazzacamini certificati che hanno il compito di segnalare la minima irregolarità. Una severità che, come è stato fatto notare, non è stata purtroppo applicata con la stessa solerzia nei confronti del locale pubblico, il quale, a quanto pare, era una vera e propria bomba ad orologeria. Nessuno, stando a quanto emerge, si rese conto dei pericoli che quel luogo nascondeva, un fatto che lascia un profondo amarezza nelle indagini successive alla tragedia.

La voce delle famiglie e la richiesta di giustizia

Tra le voci che si levano per chiedere verità e risarcimenti adeguati c’è quella di Tommaso Lucia, padre di Antonio, un ragazzo sedicenne di origini calabresi, precisamente di Maida, in provincia di Catanzaro, il quale sopravvisse alle fiamme riportando gravissime ustioni. Il giovane, dopo le prime cure a Losanna, è ora ricoverato nel reparto Grandi ustionati dell’ospedale Niguarda di Milano, mentre la sua famiglia denuncia l’inadeguatezza delle prime proposte di indennizzo, definite ridicole, e chiede un intervento delle istituzioni italiane perché sia fatta piena giustizia. La loro testimonianza, riportata dal Corriere della Sera, aggiunge un tassello umano fondamentale al mosaico di sofferenza creato dalla sciagura, sottolineando come dietro le cifre astronomiche ci siano corpi martoriati e progetti di vita interrotti.

Un bilancio atteso tra diritto e dolore

La strada verso una forma di riparazione, seppur meramente economica, appare dunque lunga e irta di ostacoli procedurali, in uno scenario giudiziario che dovrà districarsi tra il processo penale, volto a individuare i colpevoli, e quello civile, chiamato a stabilire gli importi del risarcimento. La cifra potenziale, quel miliardo di franchi che fa discutere, rende l’idea della portata collettiva del disastro, coinvolgendo un numero altissimo di vittime dirette e famiglie, le quali hanno visto cambiare per sempre il proprio destino in una notte di festa. L’amministrazione comunale, dal canto suo, dovrà fare i conti con le critiche sulle sue attività di vigilanza, le quali, a posteriori, sembrano aver colto nel segno sulle questioni meno pericolose, come i camini delle abitazioni private, mentre fallivano nel prevenire il rischio più grande, quello presente in un luogo di pubblico assembramento.

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