La reunion dei fan di “Supernatural” nel sangue: il cameo di Padalecki e Collins in “The Boys”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Che lo spettatore si aspettasse un tenero ricongiungimento o una parentesi nostalgica, lo showrunner Eric Kripke – che di “Supernatural” fu il creatore – ha evidentemente scelto la via più violenta per riabbracciare i suoi vecchi beniamini. Nella quinta stagione di “The Boys”, quella che ne segna la conclusione, il quarto e quinto episodio hanno consegnato al pubblico due scossoni narrativi opposti ma complementari. Da un lato, infatti, assistiamo alla degenerazione definitiva di Billy Butcher, mentre dall’altro viene inaugurata quella che i produttori hanno definito una “cameo-palooza”. L’attesa reunion tra Jensen Ackles (già volto noto della serie come Soldatino), Jared Padalecki e Misha Collins si è materializzata nel quinto episodio, intitolato “One-Shots”, seppure nel contesto di una carneficina studiata a tavolino per scioccare il pubblico.
L’abbraccio (mortale) tra “The Boys” e i fratelli Winchester
L’episodio in questione, che funge da spartiacque per la seconda metà della stagione, vede Patriota e Soldatino mettersi sulle tracce di Mister Marathon, interpretato da Padalecki. Questi, nei panni dell’originale velocista dei Sette, vive ormai in una sorta di esilio dorato nella sua villa di Los Angeles, circondato da cimeli della Vought e da un gruppo di celebrità pronte a giocare a poker. Tra queste, troviamo anche Malchemical – il supe dalle capacità tossiche interpretato da Misha Collins – oltre a una serie di camei che includono Seth Rogen, Kumail Nanjiani e altri volti noti di Hollywood. La dinamica, ironica quanto basta per non cadere nel fan service fine a sé stesso, si risolve però nel sangue: malgrado i vecchi compagni di Ackles tentino di convincerlo a tradire Patriota, la lealtà dello show nei confronti del caos più totale porta all’uccisione di Malchemical per mano di Soldatino, mentre Patriota elimina Mister Marathon senza troppi indugi. Kripke, dal canto suo, ha ammesso senza mezzi termini che l’obiettivo era mettere quanti più amici possibile in una stanza per poi eliminarli nel modo più cruento possibile, trasformando l’omaggio ai fan in una vera e propria strage.
Butcher, la vera minaccia finale: quando il cacciatore diventa la belva
Se l’incontro tra i due cast rappresenta il momento di maggiore impatto emotivo per il fandom, la narrazione principale, sviluppatasi nel corso del quarto episodio “King of Hell”, prospetta uno scenario ben più oscuro riguardante il destino di Billy Butcher. La crociata personale dell’ex capo dei Ragazzi, iniziata per vendicare la morte della moglie Becca, ha subito una mutazione irreversibile. Nel corso dell’assalto a Fort Harmony – struttura medica della Vought – Butcher non solo rivela la sua vera natura a Hughie, ma arriva ad attaccarlo fisicamente dopo essere stato definito “mostro” e “peggiore di Patriota”. La risposta dell’uomo, gelida e priva di rimorso, recita: “Forse sto meglio così”, un’ammissione che cancella ogni ambiguità morale residua. Ciò che rende questa deriva particolarmente efficace sul piano narrativo è il parallelismo speculare con il nemico di sempre: se Patriota è il volto esplicito del narcisismo e del potere incontrollato, Butcher incarna la degenerazione silenziosa della vendetta, quella che sacrifica l’umanità in nome di un’ideologia purificatrice. Nel momento in cui Butcher perde di vista il ricordo di Becca e la promessa fattale, l’unico obiettivo che gli resta è l’annientamento totale dei Supes, indipendentemente dai danni collaterali, e questo lo trasforma in una minaccia asimmetrica, persino più imprevedibile della sua controparte incoronata.
L’escalation nella quinta stagione e i meccanismi dello show
La particolarità di questi sviluppi, che hanno acceso il dibattito tra gli abbonati di Prime Video, risiede nella costruzione lenta ma inesorabile del personaggio. La serie, giunta al suo atto finale, sembra voler rispondere a una domanda precisa: cosa resta quando il grande nemico (Patriota) cade? La risposta, suggerita dagli eventi dell’episodio 4, è una minaccia ancora peggiore, interna al gruppo, che costringerebbe Hughie a compiere una scelta estrema nei confronti del suo mentore. Non si tratta, come alcuni hanno frettolosamente etichettato, di un episodio “di riempimento”, quanto piuttosto del necessario riallineamento delle pedine prima dello scacco matto. La scrittura di Kripke, coerente con lo spirito dissacrante e crudele della serie, evita la retorica dell’eroe sacrificale per abbracciare la tragedia greca: Butcher è diventato ciò che giurò di distruggere, e non c’è più spazio per il pentimento. È una svolta che, pur distanziandosi dai fumetti originali (dove il colpo di scena coinvolgeva Black Noir), ne mantiene intatto il cinismo di fondo: il male assoluto non si sconfigge, si sostituisce.




