Mastercard in tilt, pagamenti bloccati in tutto il mondo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nella mattinata del 9 marzo 2025, milioni di utenti del circuito Mastercard si sono trovati di fronte a un problema inaspettato e di portata globale: le carte, sia fisiche che digitali, sono state rifiutate dai terminali nei negozi e dalle piattaforme online. Un malfunzionamento che ha interessato non solo l’Italia, ma anche Paesi come il Regno Unito, gli Stati Uniti, la Francia e il Giappone, creando disagi significativi in un momento in cui la dipendenza dai pagamenti digitali è ormai totale.

Il problema, iniziato intorno alle 8 del mattino ora italiana, ha raggiunto il suo picco verso le 10, quando sul sito Downdetector – piattaforma che raccoglie segnalazioni di malfunzionamenti tecnologici – sono arrivate migliaia di notifiche da ogni parte del mondo. Gli utenti, impossibilitati a effettuare acquisti sia online che nei negozi fisici, hanno descritto transazioni bloccate o rifiutate senza preavviso. Nonostante un parziale ripristino del servizio nella tarda mattinata, le segnalazioni di problemi sono continuate anche nel primo pomeriggio, lasciando molti in attesa di una soluzione definitiva.

Questa interruzione, che ha colpito uno dei più grandi circuiti di pagamento al mondo, ha messo in luce una vulnerabilità spesso sottovalutata: la dipendenza da sistemi digitali che, in caso di malfunzionamento, possono paralizzare attività quotidiane essenziali. Senza una connessione internet stabile o con servizi di pagamento offline, infatti, anche operazioni semplici come fare la spesa o pagare una bolletta diventano impossibili. Un problema che si aggiunge a un contesto già critico, in cui la spinta verso la digitalizzazione dei servizi finanziari non sempre è accompagnata da garanzie di affidabilità.

La situazione ha riacceso il dibattito sulla fragilità di un sistema sempre più interconnesso, dove un singolo guasto può avere ripercussioni a catena. Se da un lato la comodità dei pagamenti digitali è innegabile, dall’altro episodi come questo sollevano interrogativi sulla necessità di mantenere alternative tradizionali, almeno come soluzioni di emergenza.

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