L‘euro digitale e il rilancio del Bancomat: la ricetta di Cipollone per sottrarre i pagamenti al dominio di Visa e Mastercard

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non è soltanto una questione di sovranità monetaria, sebbene anche quella giochi un ruolo non secondario in questa complessa partita, ma è soprattutto una strategia industriale e di politica economica quella che la Banca centrale europea sta mettendo in campo con il progetto dell’euro digitale. Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Bce con delega ai sistemi di pagamento, intervenuto a Roma al Comitato esecutivo dell‘Abi, ha delineato i contorni di un’iniziativa che, nelle intenzioni dell’istituto di Francoforte, non solo non cannibalizzerà il ruolo degli istituti di credito — come invece temuto da alcuni osservatori — ma anzi si propone di preservare la centralità delle banche nell‘ecosistema dei pagamenti, un pericolo, quest’ultimo, che secondo Cipollone verrebbe invece da altre soluzioni private, come le stablecoin o i colossi internazionali del settore -1-4.

Un argine alla dipendenza dai big tech statunitensi

Il cuore della riflessione di Cipollone, e del progetto tecnico che ne consegue, risiede nella necessità di contrastare la perdita di sovranità sui dati e sulle infrastrutture, un tema reso ancora più caldo dal quadro geopolitico attuale che vede, tra l‘altro, Donald Trump nuovamente alla presidenza degli Stati Uniti. Attualmente, oltre tre quarti delle transazioni in Europa viaggiano su reti di società extraeuropee, prevalentemente statunitensi come Visa e Mastercard, un’anomalia che la Bce considera ormai un rischio strategico da non sottovalutare -1-4-7. Ogni volta che un cittadino europeo utilizza una carta o un‘app, i dati del pagamento, e con essi informazioni preziose sulle abitudini di consumo, finiscono oltreoceano, alimentando quei big data che rappresentano il vero petrolio dell’economia contemporanea. L‘euro digitale, in questo senso, si configura come lo strumento per riappropriarsi di una filiera oggi saldamente in mani altrui, proteggendo al contempo quei circuiti nazionali che, come il Bancomat in Italia, rischiano l’obsolescenza in un mercato sempre più globalizzato.

Il meccanismo che favorirà i circuiti nazionali come Bancomat

Ma come farà, tecnicamente, questa nuova moneta pubblica a rafforzare un sistema come il Bancomat, nato e cresciuto prevalentemente entro i confini italiani? La risposta, fornita da Cipollone, risiede in un ingegnoso meccanismo di pricing che potrebbe ridisegnare la geografia delle commissioni. L‘architettura dell’euro digitale prevede, infatti, l‘imposizione di un tetto massimo alle commissioni che i commercianti dovranno pagare per accettare la nuova valuta, un tetto che sarà fissato a un livello superiore rispetto a quanto applicato dai circuiti domestici — che oggi rappresentano la soluzione più economica — ma inferiore rispetto ai costi ben più elevati imposti dalle reti internazionali -1-4-7. Questa forbice creerebbe un vantaggio competitivo per schemi come il Bancomat, che potrebbero continuare a offrire tariffe più basse, preservando la propria attrattiva per gli esercenti, mentre l‘euro digitale si posizionerebbe come un’alternativa pubblica e concorrenziale, ma non distorsiva, capace di mettere pressione al ribasso sulle fee dei grandi operatori globali senza però spazzare via i campioni nazionali.

L‘accessibilità come pilastro: l’accordo con la Fondazione Once

Parallelamente agli aspetti più strettamente finanziari e geopolitici, la Bce sta curando con attenzione anche il versante sociale e dell‘inclusione, un tassello fondamentale per garantire che la moneta digitale non diventi un fattore di esclusione per le fasce più deboli della popolazione. In quest’ottica si inserisce l‘accordo di collaborazione siglato con la Fondazione Once per la Cooperazione e l’Inclusione Sociale delle Persone con Disabilità, un’intesa che punta a rendere l‘applicazione per l’euro digitale fruibile da tutti, anziani inclusi e persone con competenze digitali limitate -6-9. La collaborazione, come spiegato dalla stessa Bce, riguarderà la consulenza tecnica sui requisiti di accessibilità, la progettazione dell‘app e i test sui primi prototipi. Non si tratta, dunque, di un vezzo o di un elemento decorativo, ma di un principio cardine del progetto, come ha tenuto a sottolineare Cipollone: l’accessibilità e l‘inclusione non sono optional, bensì caratteristiche fondanti dell’euro digitale, che dovrà essere in grado di “dare potere a ogni cittadino nell‘era digitale, senza lasciare indietro nessuno” -6-9. L’obiettivo, insomma, è quello di creare uno strumento che sia al contempo una leva strategica contro la dipendenza tecnologica e un presidio di equità sociale, capace di traghettare l‘intero sistema-Paese, e più in generale l’Eurozona, verso un futuro in cui il contante, pur non scomparendo, condividerà la scena con un‘alternativa pubblica digitale.

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