Fisco, al via la caccia selettiva all'evasore: controlli mirati per forfettari e non solo
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Redazione Economia
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La strategia dell'Agenzia delle Entrate, sotto la guida di Vincenzo Carbone, si è ormai indirizzata verso un contrasto all'evasione che definire chirurgico non è più solo un'iperbole. Si punta, infatti, a una selezione sempre più stringente dei contribuenti, i cui profili di rischio – elaborati attraverso algoritmi sofisticati – segnalano una bassa affidabilità fiscale. Chi, dunque, possiede uno "score" negativo, generato dall'incrocio di quasi duecento banche dati gestite dal partner tecnologico Sogei, si trova esposto a un pericolo di controllo molto concreto, in un sistema che, pur basandosi su un apparato tecnologico imponente, continua a valorizzare – come più volte ribadito – il lavoro umano degli addetti ai controlli. Le cosiddette lettere d'invito, quelle che sollecitano chiarimenti o documentazioni, non vanno quindi ignorate: costituiscono spesso il primo, e decisivo, segnale d'allarme per il contribuente, il quale, se non risponde, si ritrova inevitabilmente nel mirino degli uffici.
Verifiche di fine anno per il regime forfettario
In questo clima di vigilanza rafforzata, un capitolo particolare riguarda le partite Iva in regime forfettario, per le quali è giunto il momento dei consueti controlli di fine anno. Le verifiche, che si concentrano sull'anno 2025, mirano a scandagliare i dati relativi ai ricavi e ai compensi percepiti, ma anche ai redditi da lavoro dipendente e alle spese sostenute per dipendenti e collaboratori. L'obiettivo, come è noto, è quello di accertare il rispetto dei molteplici limiti previsti dalla legge, i quali, come un setaccio, determinano chi potrà continuare a beneficiare della flat tax anche per il 2026 e chi, invece, ne sarà escluso. Si tratta di un passaggio delicatissimo, poiché da esso dipende la permanenza in un regime agevolato che, sebbene con una disciplina ormai stabile, presenta soglie precise da non superare.
I limiti da non oltrepassare per la flat tax 2026
Proprio su uno di questi paletti si gioca una partita cruciale. La soglia dei redditi da lavoro dipendente, che ordinariamente è fissata a 30.000 euro, per il 2025 era stata alzata a 35.000 euro. Una misura temporanea, quella contenuta nella legge di bilancio, che secondo quanto previsto dal disegno di legge attualmente in esame dovrebbe essere confermata anche per l'anno prossimo. Il controllo di fine anno, pertanto, dovrà verificare con attenzione questo aspetto, insieme a tutti gli altri parametri economici che definiscono l'accesso al forfettario. Non si guarda, insomma, solo al totale dei ricavi, ma a un insieme di elementi che, considerati nel loro complesso, tracciano il perimetro dell'agevolazione.
Il quadro di un'attività sempre più intensa
L'insieme di queste operazioni si inserisce in un quadro di attività ispettiva destinata a crescere in modo significativo già a partire dal prossimo anno. Il 2026, secondo le indicazioni operative, vedrà un vero e proprio boom di controlli, frutto di una pianificazione che combina l'analisi del rischio con l'esperienza del personale. Si tratta di una tendenza ormai consolidata, che segna il passaggio da un approccio generalizzato a uno più selettivo e, per questo, potenzialmente più incisivo. L'attenzione del fisco, d'altronde, non si placa, e l'uso di strumenti sempre più raffinati di data analysis rende sempre più difficile, per chi cerca di eludere gli obblighi, passare inosservato.




