Forfettario sotto esame: come difendersi dagli accertamenti dell'Agenzia delle Entrate

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'Agenzia delle Entrate ha incrementato, nel corso del 2025, l'attività di controllo sui contribuenti aderenti al regime forfettario, con un'attenzione particolare riservata a coloro i quali, nell'anno d'imposta 2021, abbiano superato la soglia dei 65.000 euro di ricavi. Questo intensificarsi delle verifiche, del resto, si inserisce in un quadro normativo che, se da un lato ha confermato e persino potenziato alcuni vantaggi con la recente legge finanziaria, dall'altro impone una rigorosa osservanza dei criteri di accesso e permanenza, la cui valutazione avviene in un momento preciso e cruciale. I primi giorni di gennaio, infatti, rappresentano il passaggio in cui si misura concretamente la tenuta del regime, poiché chi l'ha applicato nell'anno solare appena concluso può mantenerlo soltanto se, alla luce dei dati definitivi, rispetta tutti i requisiti e non incorre in alcuna delle cause di esclusione.

I pilastri della difesa contro un accertamento

Contestare un atto di accertamento che ridetermini il reddito forfettario richiede una strategia difensiva articolata, la quale non può prescindere da un'analisi puntuale dei profili critici sollevati dall'Amministrazione finanziaria. Uno strumento operativo essenziale, in tal senso, è rappresentato dal fac-simile di ricorso che esamina le principali linee argomentative da attivare in sede di impugnazione, il cui obiettivo primario è limitare gli effetti della rettifica effettuata dagli uffici. Tale documento, che costituisce una guida pratica per il contribuente o il suo consulente, si concentra sulla disamina tecnica delle violazioni contestate, offrendo una struttura per confutare, punto per punto, le argomentazioni dell'Agenzia e dimostrare la corretta applicazione del regime.

Le verifiche necessarie per l'accesso e la permanenza

La legittimità della propria posizione nel regime forfettario poggia su una duplice serie di controlli, che vanno ben oltre il semplice rispetto del limite dei ricavi. È indispensabile, in primo luogo, verificare il possesso dei requisiti positivi di accesso, come stabilito dal comma 54 della legge n. 190 del 2014; in secondo luogo, occorre accertare con altrettanta scrupolosità di non trovarsi in alcuna delle condizioni ostative elencate nel comma 57 della medesima legge. Tra queste, un caso che spesso genera equivoci è quello relativo ai redditi di lavoro dipendente: essi, se percepiti in misura inferiore a 35.000 euro, non precludono l'accesso al forfettario, a patto però che il rapporto di lavoro si sia concluso nell'anno precedente a quello di riferimento, rendendo il reddito da dipendente sostanzialmente neutro ai fini dell'ammissione.

La convenienza rafforzata di un quinquennio agevolato

Nonostante il clima di maggiore scrutinio, il regime forfettario si conferma come una delle opzioni fiscali più vantaggiose per i lavoratori autonomi e le piccole attività, una scelta che le ultime disposizioni di bilancio hanno ulteriormente incoraggiato. La legge finanziaria per il 2026, nello specifico, ha non solo mantenuto i benefici esistenti ma li ha in parte rafforzati, rendendo ancor più conveniente l'avvio di una nuova iniziativa imprenditoriale. L'apertura di una nuova attività, infatti, permette di godere di un carico contributivo e fiscale notevolmente ridotto per un periodo di cinque anni, un arco di tempo che fornisce una solida base per consolidare l'impresa in un contesto di tassazione agevolata.

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