L’intelligenza artificiale travolge il mercato del lavoro: 80mila licenziamenti nel tech nei primi sei mesi del 2025

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il settore tecnologico sta vivendo una trasformazione radicale, segnata da una riorganizzazione aziendale che punta sull’automazione e sull’integrazione dell’intelligenza artificiale. Nei primi sei mesi del 2025, oltre 80mila posti di lavoro sono stati eliminati a livello globale, un dato che riflette l’accelerazione dell’adozione dell’AI nei processi produttivi. Se da un lato le aziende cercano di ottimizzare i costi e aumentare l’efficienza, dall’altro l’impatto sull’occupazione si fa sempre più evidente, con interi repieri ridisegnati o soppressi.

Uno studio recente condotto da Microsoft, basato sull’analisi di 200mila conversazioni con M365 Copilot – l’assistente AI integrato nei principali software aziendali – offre una fotografia dettagliata di come l’intelligenza artificiale stia ridefinendo le dinamiche lavorative. I dati mostrano che, sebbene l’AI possa potenziare la produttività individuale, allo stesso tempo rende superflui molti compiti tradizionalmente svolti da esseri umani. Bill Gates, cofondatore di Microsoft, ha sottolineato come le professioni più esposte siano quelle legate alla comunicazione, alla creatività e alla strategia, settori in cui l’elaborazione di testi, immagini e dati può essere facilmente affidata a sistemi automatizzati.

La ricerca pubblicata su arXiv, intitolata «Lavorare con l’intelligenza artificiale: misurare le implicazioni occupazionali dell’AI generativa», identifica con precisione i ruoli a maggior rischio. Al contrario, i lavori manuali – dove la componente fisica rimane insostituibile – risultano meno vulnerabili. La transizione, però, non è indolore: migliaia di professionisti si trovano a dover riconvertire le proprie competenze in tempi rapidi, mentre le aziende devono bilanciare innovazione e responsabilità sociale.

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