Intelligenza artificiale e pmi, a Bergamo il convegno sull’impatto reale dell’Ai
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Redazione Economia
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L’intelligenza artificiale entra al centro del dibattito sulle piccole e medie imprese con il convegno “Global AI - dall’hype all’impatto reale nelle pmi”, in programma giovedì 21 maggio all’Università degli studi di Bergamo. L’incontro si svolgerà dalle 15 alle 18,30 nella sala Galeotti di via dei Caniana 2 e sarà dedicato al potenziale applicativo delle soluzioni di Ai per la competitività aziendale. In un momento in cui l’intelligenza artificiale è sempre più presente nel dibattito economico ma resta ancora poco governata, soprattutto nelle realtà produttive di dimensioni medio-piccole, il Dipartimento di Scienze Aziendali punta a favorire un confronto concreto sulle opportunità e sulle difficoltà legate all’adozione di queste tecnologie.
Il tema assume un peso crescente anche alla luce dei numeri del mercato italiano dell’Ai. Secondo i dati dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, nel 2025 il settore ha raggiunto in Italia un valore di 1,8 miliardi di euro, con una crescita del 50% rispetto all’anno precedente. Parallelamente aumenta la domanda di competenze specializzate, mentre imprese e professionisti cercano strumenti capaci di migliorare produttività, organizzazione e velocità operativa. Il convegno promosso dall’Università di Bergamo si inserisce proprio in questo scenario, cercando di spostare l’attenzione dall’entusiasmo teorico agli effetti concreti che l’intelligenza artificiale può avere sui processi aziendali e sulla capacità competitiva delle pmi.
Le imprese tra sperimentazione, timori e nuove competenze
La diffusione dell’intelligenza artificiale continua infatti a dividere il mondo del lavoro e quello imprenditoriale. Da una parte emergono aspettative legate all’innovazione, alla rapidità dei processi e alla possibilità di automatizzare attività ripetitive; dall’altra restano aperti interrogativi sulla gestione dei dati, sull’organizzazione interna delle aziende e sulle conseguenze occupazionali. A richiamare l’attenzione sul tema è stato anche Davide Dattoli, fondatore e CEO di Talent Garden, secondo cui attorno all’Ai esisterebbe una narrazione distorta e troppo spesso accompagnata dall’idea che questa tecnologia possa sostituire il lavoro umano. Dattoli ha invece evidenziato la necessità di investire rapidamente nella formazione, indicando nell’intelligenza artificiale una grande opportunità per il sistema produttivo italiano.
Il dibattito resta particolarmente acceso nelle realtà locali, dove molte aziende si trovano ancora in una fase iniziale di sperimentazione. Alcune imprese stanno iniziando a integrare strumenti di Ai nei propri flussi di lavoro, mentre altre osservano il fenomeno con prudenza, valutando costi, rischi e possibili benefici. Il tema è stato affrontato anche a Piacenza durante il convegno “Governare l’intelligenza artificiale in azienda: esperienze, competenze e nuovi modelli organizzativi”, organizzato a Palazzo Galli nell’ambito dell’assemblea annuale di Federmanager Piacenza. Anche in quell’occasione il confronto si è concentrato sul rapporto tra innovazione tecnologica, gestione aziendale e nuove professionalità richieste dal mercato.
Dal dibattito teorico alle applicazioni concrete dell’Ai
L’appuntamento di Bergamo punta quindi a tradurre il tema dell’intelligenza artificiale in applicazioni pratiche, affrontando il passaggio dall’hype all’impatto reale evocato già nel titolo del convegno. L’obiettivo dichiarato è accompagnare le imprese nell’utilizzo concreto delle tecnologie Ai, evitando che il dibattito resti confinato alle sole prospettive teoriche o alle paure legate all’automazione. In questo contesto, il ruolo delle università e dei centri di ricerca diventa centrale per favorire competenze, strumenti e modelli organizzativi in grado di sostenere l’adozione tecnologica soprattutto nelle piccole e medie imprese, che rappresentano una parte rilevante del tessuto economico italiano.
La crescita del mercato dell’intelligenza artificiale e l’aumento della richiesta di competenze stanno già modificando il rapporto tra formazione, innovazione e organizzazione del lavoro. Le aziende che iniziano a sperimentare queste tecnologie devono infatti confrontarsi non solo con nuovi software e sistemi automatizzati, ma anche con la necessità di ripensare processi interni, ruoli professionali e modalità decisionali. Il convegno dell’Università di Bergamo si colloca dentro questa trasformazione, cercando di offrire alle pmi un’occasione di approfondimento su strumenti che stanno diventando sempre più presenti nelle strategie aziendali e nelle dinamiche competitive.




